TOMBE DI VIA LATINA

La Via Latina ha origini preromane, addirittura preistoriche. Fu utilizzata dagli Etruschi a partire dall’VIII secolo e poi tracciata di nuovo dai Romani (tra il IV e il III secolo a. C.). Era la strada principale per unire Roma a Capua e fu usata anche in età medioevale come collegamento per Napoli.

Oggi, all’interno del sito archeologico, è possibile percorrere un tratto del basolato originale della strada. Lungo il percorso sono presenti, ancora abbastanza ben conservate nonostante tutto, tombe risalenti al I-II secolo d. C. con decorazioni sia all’interno che all’esterno.

Le prime ricerche archeologiche in quest’area furono fatte a proprie spese da Lorenzo Fortunati, un insegnante da un lato appassionato di Archeologia, dall’altro interessato a lucrare sui reperti trovati, il quale aveva avuto il permesso di scavo da Pio IX nel 1858.

Tra le tombe rinvenute, tutte molto interessanti, merita una menzione soprattutto il Sepolcro dei Pancrazi, risalente all’età adrianea. La parte originale della tomba ancora visibile, coperta da una struttura protettiva moderna, s’innalza fino ad un metro da terra. Il primo ambiente presenta un mosaico a tessere bianche e nere con scene marine. Mediante una scala si può scendere nelle due camere sotterranee. La prima è coperta da una volta a botte affrescata. Sul fondo della sala troviamo un sarcofago strigilato con la raffigurazione in bassorilievo dei coniugi defunti e un’iscrizione che cita il collegio funerario dei Pancratii. Altri sarcofafi qui rinvenuti sono conservati nei Musei Vaticani. La seconda camera è coperta da una volta a crociera decorata con splendidi affreschi e stucchi in ottimo stato di conservazione.

Sitografia:

http://www.parcoarcheologicoappiaantica.it/luoghi/tombe-della-via-latina/

https://www.beniculturali.it/mibac/opencms/MiBAC/sito-MiBAC/Luogo/MibacUnif/Luoghi-della-Cultura/visualizza_asset.html?id=156094&pagename=157031

http://mobile.060608.it/it/cultura-e-svago/beni-culturali/beni-archeologici/chiuso-parco-delle-tombe-di-via-latina-tomba-dei-valeri-e-tomba-dei-pancrazi.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_archeologico_delle_Tombe_di_via_Latina

http://iviaggidiraffaella.blogspot.com/2018/06/roma-parco-delle-tombe-di-via-latina.html

ROSETO DELL’AVENTINO

Partendo da Piazzale Ugo La Malfa, che divide in due Via del Circo Massimo, e andando per un breve tratto in salita verso Santa Sabina, troviamo il bellissimo Roseto Comunale dell’Aventino, sicuramente uno dei posti più suggestivi di Roma.

L’area, occupata per secoli da orti e vigneti, era divenuta nel 1645 “Orto degli Ebrei” (chiamato anche “Ortaccio”) con annesso il Cimitero della Comunità Ebraica di Roma, che fu trasferito al Verano nel 1934. Dopo il periodo degli “orti di guerra” e una fase di relativo abbandono, nel 1950 divenne la sede del nuovo Roseto Comunale, in seguito alla distruzione di quella che si trovava sul Colle Oppio durante la Seconda Guerra Mondiale. Una stele all’ingresso del giardino ricorda la precedente destinazione come segno di rispetto e di ringraziamento alla Comunità Ebraica per la concessione al Comune di quest’area sacra cimiteriale. Inoltre, i vialetti che dividono le aiuole seguono la forma della Menorah, il famoso candelabro a sette bracci simbolo dell’Ebraismo.

La costituzione a Roma di un Roseto istituzionale, creato sul Colle Oppio nel 1932, si deve alla Contessa Mary Gailey Senni, un’americana appassionata di botanica che aveva sposato un conte italiano.

Via di Valle Murcia divide nettamente il Roseto in due parti: in quella più alta, a sinistra, si può ammirare una collezione di rose antiche e moderne; nella parte più piccola e più bassa, a destra, sono ospitate le rose che hanno vinto il Premio Roma, la cui prima edizione risale al 1933. Attualmente nel Roseto possiamo ammirare circa 1100 specie diverse di rose, fra le quali una varietà cinese con i petali verdi e una maleodorante, chiamata non a caso Rosa Foetida.

Sitografia:

https://www.comune.roma.it/web/it/scheda-servizi.page?contentId=INF51502&pagina=2

http://www.060608.it/it/cultura-e-svago/verde/giardini-ville-e-parchi-urbani/roseto-comunale.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Roseto_di_Roma

https://www.rerumromanarum.com/2019/08/via-di-valle-murcia.html

(Foto di Pietro Massolo)

Rome

The She-Wolf, Romulus and Remus on an ancient roman coin

From: https://it.wikipedia.org/wiki/Romolo

Rome is the capital of Italy and of the Lazio region, one of the 20 regions of Italy.
The Vatican City is located inside the city of Rome, but it is an independent state and has a somewhat separate history that begins in the ninth century AD.
According to an ancient tradition, Rome was founded in 753 BC by Romulus (traditional date 21 April, according to Marcus Terentius Varro). The legend says that Romulus and his twin brother Remus were descendants of the trojan hero Aeneas.
Three peoples formed the early population of the Eternal City: Latins, Sabines and Etruscans.
The name Rome has a discussed etymology.
Probably, the name doesn’t derive from Romulus, the legendary founder.
There are at least three explanations:
 
  • From Rumon or Rumen, archaic name of the Tiber, which in turn has the same root as the Greek verb ῥέω (rhèo) and the Latin verb ruo, which both mean “flow”;
  • From the Etruscan word ruma, whose root is *rum- “teat”, with possible reference either to the totem wolf that adopted and suckled the cognately named twins Romulus and Remus, or to the shape of the Palatine and Aventine Hills;
  • From the Greek word ῥώμη (rhōmē), which means strength.https://en.m.wikipedia.org/wiki/Rome
 
Archeology demonstrates that the area of Rome was occupied several centuries before the traditional date of its foundation.
The birth of the city must be interpreted as the result of the aggregation of pastoral settlements, living in the villages on the hills, under the rule of the Palatine Hill community.
However, it seems that the most ancient settlement is that of the Capitoline Hill.
And now the Legend as narrated by Wikipedia: “Romulus and Remus were born in Alba Longa, one of the ancient Latin cities near the future site of Rome. Their mother, Rhea Silvia was a vestal virgin and the daughter of the former king, Numitor, who had been displaced by his brother Amulius. In some sources, Rhea Silvia conceived them when their father, the god Mars, visited her in a sacred grove dedicated to him.Seeing them as a possible threat to his rule, King Amulius ordered them to be killed and they were abandoned on the bank of the river Tiber to die. They were saved by the god Tiberinus, Father of the River, and survived with the care of others, at the site of what would eventually become Rome. In the most well-known episode, the twins were suckled by a she-wolf, in a cave now known as the Lupercal. Eventually, they were adopted by Faustulus, a shepherd. They grew up tending flocks, unaware of their true identities. Over time, they became natural leaders and attracted a company of supporters from the community. When they were young adults, they became involved in a dispute between supporters of Numitor and Amulius. As a result, Remus was taken prisoner and brought to Alba Longa. Both his grandfather and the king suspected his true identity. Romulus, meanwhile, had organized an effort to free his brother and set out with help for the city. During this time they learned of their past and joined forces with their grandfather to restore him to the throne. Amulius was killed and Numitor was reinstated as king of Alba. The twins set out to build a city of their own. After arriving back in the area of the seven hills, they disagreed about the hill upon which to build. Romulus preferred the Palatine Hill, above the Lupercal; Remus preferred the Aventine Hill. When they could not resolve the dispute, they agreed to seek the gods’ approval through a contest of augury. Remus first saw 6 auspicious birds but soon afterward, Romulus saw 12, and claimed to have won divine approval. The new dispute furthered the contention between them. In the aftermath, Remus was killed either by Romulus or by one of his supporters. Romulus then went on to found the city of Rome, its institutions, government, military and religious traditions. He reigned for many years as its first king.”              https://en.wikipedia.org/wiki/Romulus_and_Remus
These are the most important elements of the Sacred Legend:
1) The twins Romulus and Remus were sons of Numitor, a descendant of the trojan hero Aeneas, son of the Goddess Venus and father of Ascanius, founder of Alba Longa;
2) The father of the twins was the God Mars.
These two elements demonstrate that Rome has a sacred, not casual, origin. Its first origin derives from a Divine Fate that led Aeneas to Italy after the destruction of Troy.
Here’s a list of the main monuments of Rome:

 

See also:

 
 
 
 
https://it.wikipedia.org/wiki/Romolo
 

ROMA CITTÀ PAGANA

La religione romana è sin dai primordi aperta e flessibile nei confronti delle influenze esterne. Non ha nulla di “dogmatico”, a parte una complessa struttura sacerdotale ed una rigida ritualità che resistono nei secoli. Essa si forma, su una base latino-italica, a stretto contatto con due culture di grande importanza: la greca e l’etrusca.
La penetrazione a Roma di culti provenienti dalla Grecia e dal Mediterraneo orientale comincia diversi secoli prima di Cristo. Un esempio è il culto greco dei Dioscuri, proveniente dalla Magna Grecia, forse da Cuma, colonia greca fondata verso la metà dell’VIII secolo a. C.. Un tempio viene dedicato a Castore e Polluce nel 484 a. C. nei pressi del Tempio di Vesta e della Fonte di Giuturna per celebrare il decisivo aiuto dato ai Romani dai gemelli figli di Zeus durante la Battaglia del Lago Regillo (499 o 496 a. C.). Bisogna anche notare che il culto di Ercole (greco Eracle) viene introdotto, secondo una tradizione riportata da Virgilio nell’Eneide, già prima della fondazione ufficiale di Roma (21 aprile 753 a. C.). Il culto di Ercole aveva il suo centro nell’area del Foro Boario. L’Ara Maxima Herculis in blocchi di tufo dell’Aniene si trova sotto la parte posteriore della chiesa di S. Maria in Cosmedin. L’affinità con la religione ellenica porta alla creazione di una sorta di sincretismo greco-romano. Le divinità principali vengono identificate con quelle greche, e non solo greche.
Nei primi secoli dell’Impero, Roma è una grande metropoli cosmopolita e tollerante, tanto che si può definire un “melting pot” di lingue, razze, culture.
Numerosi sono i culti provenienti dall’Anatolia, dall’Egitto, dalla Siria.
Molto forte è la presenza del Mitraismo. Per averne un’idea, basti pensare che ben 18 mitrei sono stati individuati nella sola Ostia, la città portuale la cui popolazione ammontava a circa 50.000 abitanti.
Le ragioni di questa grande varietà di culti sono molte.
Occorre partire dal presupposto che la “pietas” romana non era mai stata intollerante verso i culti stranieri, a parte qualche caso specifico. Anzi, nel corso delle loro conquiste, i Romani avevano assorbito le tradizioni religiose dei popoli sottomessi.
Questa politica di tolleranza e di assorbimento era sempre stata un fattore importante di coesione del dominio di Roma sull’Italia e sul Mediterraneo. A questo fattore politico si deve aggiungere che il “paradigma politeistico” è stato sempre più aperto rispetto a quello “monoteistico”.
Inoltre, il modello religioso romano ufficiale, caratterizzato da un rigido formalismo perfettamente inserito nel quadro politico-istituzionale, non riusciva a soddisfare pienamente le esigenze spirituali dell’individuo, soprattutto in riferimento al problema della salvezza dell’anima e della vita oltremondana. Questo spiega la penetrazione dei culti orientali. Ma allora perché i cristiani vengono perseguitati? La ragione fondamentale è di tipo politico. Essi rifiutano di venerare l’imperatore e la Dea Roma: crimen maIestatis, crimen religionis.

Questa situazione cambia radicalmente, anzi possiamo dire che si rovescia, nel corso del IV secolo, con l’affermazione lenta ma inesorabile del Cristianesimo. Prima, nel 313, la religione cristiana viene legalizzata da Costantino e Licinio con il famoso Editto di Milano. Poi, verso la fine del IV secolo, con gli editti di Teodosio I il Grande (m. 395),  il paganesimo viene bandito e il Cristianesimo diventa la religione di stato, coercitiva per tutti i sudditi.

Bibliogragia:

Su questo tema, ovviamente, la bibliografia è immensa. Io comunque consiglio di Paola Chini “La religione”, ed. Quasar, nono volume della VITA E COSTUMI DEI ROMANI ANTICHI, collana promossa dal Museo della Civiltà Romana.

QUARTIERE COPPEDÈ

Si trova nel Quartiere Trieste (Q. XVII) e infatti non è un vero quartiere di Roma, ma è così chiamato per sottolineare la sua specificità in onore del suo creatore, l’architetto visionario ed eclettico fiorentino Gino Coppedè (1866-1927). Viene anche detto “Quartiere Dora”. Il suo centro è Piazza Mincio, famosa per la bizzarra (in senso positivo) Fontana delle Rane, costruita nel 1924.

Il progetto della nuova area abitativa (di certo non popolare!) nasce nel 1915 per iniziativa della Società Anonima Edilizia Moderna nel quadro del piano regolatore del 1909. La realizzazione, affidata a Gino Coppedè, già autore del Castello Mackenzie di Genova, non è ancora totalmente completata alla morte dell’architetto nel 1927. Il progetto viene portato a termine da Paolo Emilio André.

Si entra nel magico “quartiere” attraverso lo stupendo arco con mascherone posto sul lato di Via Tagliamento, che collega i due Palazzi degli Ambasciatori. Già prima di entrare e per tutto il percorso interno ci si guarda intorno quasi ipnotizzati da una fantasmagoria di archi, torri, logge, affreschi, fregi, stucchi, mosaici…..

Molto ricca è anche l’iconografia simbolica, piena di figure mitologiche, animali e geometrie. La stessa geometria della parte centrale del quartiere, dall’arco d’ingresso a Piazza Mincio, da cui si dipartono quattro strade con nomi di fiumi, pare dotata di un significato simbolico o per meglio dire “esoterico”.

Non è facile trovare una definizione, una chiave storico-artistica univoca per questo “incredibile ‘pastiche’ di linguaggi architettonici” (Guida Rossa, p. 768) che sembra fondere il Medioevo, il Quattrocento, il Barocco e il Liberty. Si è parlato infatti di “stile eclettico” e la definizione è esatta, come ci spiega l’epigrafe posta sul Palazzo del Ragno, forse il più importante di tutta il quartiere: “ARTIS PRAECEPTA RECENTIS – MAIORUM EXEMPLA OSTENDO”, che sta ad indicare la volontà di Gino Coppedè di fondere l’antico col moderno.

Sitograia:

http://www.archidiap.com/opera/quartiere-residenziale-dora/

https://it.wikipedia.org/wiki/Quartiere_Copped%C3%A8

http://www.romaspqr.it/ROMA/Quartiere_copped%C3%A8.htm

https://www.altrogiornale.org/coppede-un-uomo-e-il-suo-progetto/

Bibliografia:

A parte la Guida Rossa del Tourng e la Grande Guida dei Monumenti di Roma di Claudio Rendina (ed. Newton Compton), che consiglio sempre come base, segnalo, per un approfondimento del significato esoterico del Quartiere Coppedè: Botti, D’Amico, Tiburzi, “Coppedè esoterico”, ed. Alterego.

(Foto di Pietro Massolo)

PORTA PIA

La grande fama di Porta Pia, ovviamente, è legata alla presa di Roma avvenuta il XX settembre del 1870, ma questo non basta: ora cerchiamo di conoscerla un po’ di più per capire che la sua importanza va ben oltre.
Perchè merita un’attenzione particolare, anche se così non pare alla stragrande maggioranza delle persone che ci passano accanto?

La ragione è molto seria ed è legata essenzialmente al fatto -assai poco noto, per la verità- che si tratta di una delle ultime opere (forse proprio l’ultima) di Michelangelo.
Breccia di Porta Pia, Roma Capitale, Michelangelo….non è poco.
In più ci sono le immortali Mura Aureliane, a poca distanza il Monumento al Bersagliere, il Ministero dei Trasporti, il Monumento alla celeberrima Breccia che ha cambiato per sempre il destino di Roma…insomma possiamo gustarci in pochi metri un condensato della Storia d’Italia e di Roma. Per non parlare del fatto che il citato Ministero adiacente si è preso (purtroppo!) lo spazio di ciò che restava della settecentesca Villa Patrizi.

Ma torniamo all’argomento principale e procediamo con ordine.
Porta Pia nasce in sostituzione dell’antica Porta Nomentana delle Mura Aureliane (ora murata) per iniziativa di Papa Pio IV Medici (1599-1565), fra il 1561 e il 1565.
Lo scopo era il miglioramento della viabilità in seguito alle trasformazioni della zona, che rendevano Porta Nomentana non più adatta allo scopo originario. Più precisamente, il papa voleva un fondale adeguato per il “rettifilo” che da lui prese il nome di Via Pia (oggi Via XX Settembre), con il quale il pontefice aveva voluto collegare direttamente il Quirinale con la Via Nomentana. Il tutto rientra nella grande opera di ristemazione della viabilità iniziata nel ‘400 per favorire il trasporto delle merci e soprattutto per agevolare il cammino dei pellegrini
Non abbiamo il progetto originario del Buonarroti e non sappiamo se il Maestro, all’epoca già molto anziano, abbia potuto seguire personalmente almeno in parte la realizzazione dell’opera, probabilmente affidata ai suoi allievi e collaboratori. In ogni caso, egli morì (1564) prima del completamento, eseguito dal suo allievo e collaboratore Jacopo del Duca, il quale terminò anche la chiesa di S. Maria degli Angeli, altro capolavoro architettonico michelangiolesco.

La prima cosa da notare è che la porta, essendo fortificata per ragioni ovvie di difesa, è arretrata rispetto alla linea delle mura, e questo aumenta l’effetto scenografico complessivo.
La facciata progettata da Michelangelo è quella rivolta verso l’interno della città, cioè verso l’odierna Via XX Settembre. Giusto per fare un confronto, possiamo notare ad esempio che la parte monumentale di Porta S. Paolo (risalente nella sua forma attuale al V secolo) è rivolta verso l’esterno, cioè verso Via Ostiense. Lo stesso discorso si può fare anche per Porta S. Giovanni, che è di poco successiva a Porta Pia. Dice a questo proposito la Guida Rossa del Touring: “Opera di transizione al barocco, la caratterizza una libertà inventiva che innova il tema della porta urbana gia nell’insolito rivolgersi all’interno.”
Stilisticamente, il disegno di Porta Pia si può collocare nell’ambito del Manierismo, la tendenza storico-artistica che segue il Rinascimento e precede il Barocco. Infatti Francois Nizet la considera “foriera del barocco”.

Si può osservare la felice fusione dell’impianto fondamentalmente classico con la decorazione piuttosto fantasiosa ed elaborata. Da notare in modo particolare il tema dello scudo o più probabilmente “patena” cinta da una stola, ripetuto tre volte, che ricorda le vaschette dei barbieri con l’asciugamano. Al centro in alto troviamo addirittura, stando a quest’interpretazione un po’ birichina, il sapone rappresentato da un cubo. Michelangelo avrebbe voluto alludere, secondo una tradizione popolare, all’origine di Pio IV, che proveniva da una famiglia di barbieri milanesi arricchiti (infatti suo padre era notaio). La “vendetta”, diciamo così, di Michelangelo, sarebbe dovuta al modo irrispettoso con cui Pio IV aveva chiesto al Maestro il preventivo dell’opera, come se si fosse trattato di un artigiano qualsiasi. Sta di fatto che il papa era nato a Milano e non sono attestati legami di parentela tra i Medici di Milano e i ben più noti e blasonati Medici di Firenze. A parte questo, sulla porta è presente al centro lo stemma mediceo, richiamato dalle sei palle presenti sui merli, il che prova lo stretto legame se non altro politico fra le due famiglie omonime.
La facciata è formata da un corpo compatto in mattoni a vista dotato di merlatura e diviso al centro da un elaborato portale nettamente aggettante di travertino, con lesene scanalate, bugnato, timpano composito. Interessante anche il doppio ordine di finestre: in basso finestroni timpanati, sopra finestre più piccole dotate di una cornice molto elaborata.
Al di sopra del compatto corpo principale vediamo una struttura nettamente più stretta che da lontano può sembrare quasi una torre, perfettamente in linea con il portale centrale sia in senso geometrico che stilistico. In questo prolungamento del portale grandioso troviamo lo stemma mediceo fiancheggiato da due angeli molto maschili e muscolosi, chiaramente michelangioleschi sul piano del concetto formale, scolpiti da Nardo de’ Rossi. Più in alto ancora troviamo lo stemma di Pio IX con un’epigrafe che ricorda l’intervento di ricostruzione dell’attico, danneggiato forse da un fulmine più di duecento anni prima, realizzato dal Vespignani nel 1853.
Al 1869 risale l’attuale facciata posteriore in stile neoclassico di Virginio Vespignani, il grande architetto di Pio IX, decorata da due statue che raffigurano S. Agnese e S. Alessandro, danneggiate durante la presa di Roma e lì ricollocate nel 1929. Il papa, infatti, aveva attribuito ai due Santi un prodigioso intervento che lo aveva salvato da un crollo avvenuto durante una visita al Convento di S. Agnese nel 1855.

Sitografia:

https://it.wikipedia.org/wiki/Porta_Pia

https://www.romasegreta.it/castro-pretorio/porta-pia.html

https://www.roma2pass.it/porta-pia/http://www.treccani.it/enciclopedia/papa-pio-iv_%28Dizionario-Biografico%29/


https://www.turismoroma.it/it/luoghi/porta-pia
Foto:
https://massolopedia.it/porta-pia/
Su Porta S. Paolo:
https://www.youtube.com/watch?v=O8gTwM-7rW8
Sulle Mura Aureliane:
https://massolopedia.it/le-mura-aureliane/
Su Roma in generale:
https://massolopedia.it/category/roma/

Bibliografia:
Naturalmente sono sempre utili la precisa e sintetica Guida Rossa del Touring e La Grande Guida di Roma di Claudio Rendina.
Vorrei segnalare anche il bellissimo libro di F. Nizet “17 itinerari a Roma”.

(Foto di Pietro Massolo)

PORTA MAGGIORE

Si tratta di una delle porte delle Mura Aureliane. Il nome deriva probabilmente dalla vicina Basilica di Santa Maria Maggiore. La struttura fu fatta costruire nel 52 dall’imperatore Claudio per consentire all’Aqua Claudia di oltrepassare le vie Prenestina e Labicana. Quindi non nasce come porta, visto che le Mura Aureliane risalgono a più di due secoli dopo. Nell’attico in sezione sono ancora ben visibili i condotti dell’acqua. La tecnica muraria è chiaramente la cosiddetta “opera quadrata” in travertino, una tipologia molto antica, usata per esempio per costruire le Mura Serviane. Si basa sulla soprapposizione di blocchi squadrati. La caratteristica peculiare di questa struttura è il bugnato “rustico” (nel senso di non finito) tipico dell’epoca, consistente nella sovrapposizione di blocchi nettamente aggettanti rispetto al piano di facciata. A parte l’attico, la struttura è composta da cinque elementi: tre edicole aperte con timpano, di cui una al centro e due ai lati, inquadrate da semicolonne di ordine corinzio, e due fornici. Le due fasce superiori dell’attico corrispondono ai condotti per il passaggio dell’Anio Novus, in alto, e dell’Aqua Claudia.

Sull’attico sono presenti tre iscrizioni ripetute su entrambi i lati: quella più in alto, a livello del condotto dell’Anio Novus, ricorda la costruzione da parte di Claudio; la centrale ricorda un intervento di restauro di Vespasiano avvenuto nel 71; l’ultima in basso, sul basameto dell’attico, si riferisce al restauro fatto da Tito, figlio di Vespasiano. Un’altra iscrizione posta a sinistra della porta ricorda gli interventi onoriani. Quest’ultima epigrafe risulta particolarmente importante perché cita con tutti gli onori dovuti il comandante supremo dell’esercito Stilicone come suggeritore del lavoro di fortificazione. Il “magister militum” Stilicone, di origine germanica, fu fatto giustiziare poco tempo dopo da Onorio con l’accusa di tradimento per essersi accordato con Alarico, il re dei Visigoti che di lì a poco avrebbe invaso e saccheggiato Roma. Sul suo nome fu posta la damnatio memoriae, ma in questo caso il nome non risulta cancellato. In realtà, gli storici concordano sul fatto che Stilicone, consapevole dei reali rapporti di forza, riteneva indispensabile un accordo con Alarico basato sull’esborso di ingenti somme di denaro per evitare la catastrofe. Questo costò la vita a lui e alla sua famiglia.

La struttura venne inglobata nel III secolo nelle Mura Aureliane e assunse il nome di Porta Praenestina (o Labicana). Agli inizi del V secolo l’imperatore Onorio, nell’ambito di una vasta opera di ristrutturazione delle numerose porte delle Mura di Aureliano, ritenute troppo sguarnite, fece costruire un fortilizio difensivo davanti alla struttura di Claudio, con due torri quadrate ai lati ed un bastione al centro, costruito sopra il sepolcro di Marco Virgilio Eurisace (risalente al I secolo a. C. e quindi più antico rispetto all’opera di Claudio). La struttura onoriana, soprattutto a causa del dislivello fra le due strade, risultava priva di simmetria e nel complesso possiamo anche dire decisamente “brutta”.

Sulla base della documentazione storica possiamo sapere che già dal V secolo la porta veniva appaltata, come altre, ai riscossori di pedaggi. Nel 1838 papa Gregorio XVI fece demolire la fortificazione onoriana e riportò così alla luce sia la duplice porta claudiana che il sepolcro di Eurisace. Però ritenne necessario per esigenze di difesa costruire nuove strutture merlate, ritenute assai poco estetiche, che vennero completamente eliminate solo nel 1956 dall’architetto Petrignani. Da quel momento Porta Maggiore è visibile nel suo aspetto originale, compreso l’antico basolato delle due vie romane.

Sitografia:

https://www.romasegreta.it/esquilino/porta-maggiore.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Porta_Maggiore

(Foto di Pietro Massolo)

 

PONTE NOMENTANO

A Roma c’è un monumento assai poco conosciuto (e non è certo l’unico caso!), totalmente al di fuori dei percorsi turistici ordinari. Molti ci passano senza neppure sapere che è un vero monumento storico importantissimo. Risale all’età repubblicana di Roma (II-I secolo a. C.). 
Attualmente è riservato (per fortuna) ai pedoni.
Quindi dobbiamo conoscerlo, difenderlo e valorizzarlo.
Innanzitutto è un ponte sull’Aniene e non sul Tevere. E questa è una cosa da non sottovalutare. Infatti, quando si pensa a Roma si pensa sempre al Tevere, ma anche l’Aniene è importante per l’Urbe.
Si tratta di uno degli antichi ponti extraurbani di Roma. Da più di 2000 anni permette all’antica Via Nomentana di passare il fiume.
La sua struttura originaria era ed in parte rimane a blocchi di tufo con archivolti in travertino. Da notare che vi erano due arcate, delle quali oggi rimane solo quella verso Monte Sacro.
Ovviamente ha subìto varie distruzioni e radicali ristrutturazioni nel corso dei secoli. 
Nel secolo VIII papa Adriano I (772-795) lo fortificò con la costruzione di due torri ancora esistenti anche se molto rimaneggiate nel corso dei secoli. Successivamente vennero aggiunti i muri laterali, rialzati da papa Niccolò V (1447-1455), il cui stemma, non molto grande, campeggia fissato alla torre rivolta verso la città. Si può dire che questo papa ha dato al ponte il suo assetto definitivo, merlatura compresa.
Ovviamente la sua storia è travagliata come quella di Roma. Subì infatti diversi passaggi di proprietà. Appartenne ad enti religiosi e fu oggetto di contesa fra le grandi famiglie romane.
Anche se oggi ha un’importanza molto limitata come via di passaggio, nel passato per la sua posizione strategica divenne anche posto di dogana nella prima metà del Cinquecento. 
Nel 1849 fu parzialmente distrutto dalle truppe francesi che combattevano contro l’indomita Repubblica Romana e pochi anni dopo restaurato.
La sua struttura essenziale attuale consiste in due torri con merlatura di tipo ghibellino ai due capi, muri laterali ed arcata a tutto sesto sotto la quale scorre il fiume.
Bisogna dire che da quest’antico ponte ancora immerso nella natura si può godere di un panorama stupendo che ci affascina riportandoci ai secoli passati. Quindi è anche molto adatto per passeggiate romantiche…
Andiamo a vederlo. Ne vale veramente la pena. Si trova non lontano da Piazza Sempione nel quartiere Monte Sacro, poco più a monte del moderno Ponte Tazio.
Per approfondire:
 
 
 
 
 
 
(Foto di Pietro Massolo)

Piramide cestia

Si tratta di uno dei monumenti più ‘curiosi’ e interessanti di Roma.

Situata nei pressi di Porta San Paolo (all’epoca detta Porta Ostiensis), la Piramide Cestia (detta impropriamente per molti secoli Meta Remi in contrapposizione alla Meta Romuli del Vaticano) è un monumento sepolcrale enfaticamente egittizzante fatto costruire in meno di 330 giorni (in base alla volontà testamentaria del ricco committente, eseguita ovviamente senza fiatare dagli eredi!) per eternare la memoria di uno dei personaggi più ricchi di Roma alla fine del primo secolo a. C.: Caio (o Gaio) Cestio ‘Epulone’. Da notare che gli ‘epulones’ erano un collegio sacerdotale molto potente il cui compito specifico era quello di organizzare banchetti pubblici in occasione di cerimonie sacre, che nell’antica Roma erano molto frequenti. La parola ‘epulone’ è rimasta, come si sa, nell’uso comune per indicare una persona ricca e smodatamente golosa. Sicuramente ricco era Caio Cestio, se si era potuto permettere addirittura una grandiosa piramide in puro stile egizio come sepolcro. Ma probabilmente, dato il suo ruolo istituzionale, non disdegnava i piaceri della buona tavola.
Non è l’unica piramide costruita a Roma. Nell’antichità ve ne erano altre tre, andate purtroppo distrutte nel corso dei secoli: una nell’area del Vaticano e due dove ora si trovano le famose ‘chiese gemelle’ di Piazza del Popolo.
Il periodo esatto della costruzione, in base ad accurate e complesse ricostruzioni storiche, dovrebbe collocarsi fra il 18 ed il 12 a. C., cioè in un periodo in cui l’Egitto era stato da poco conquistato, grazie alla sconfitta di Cleopatra e Marcantonio del 31 a. C. nella battaglia di Azio, e la moda egittizzante impazzava letteralmente a Roma.
La Piramide Cestia è alta più di 36 metri ed ha una base di 30. All’interno, come nelle piramidi dei faraoni, si trova la camera sepolcrale, purtroppo più volte saccheggiata nel corso dei secoli. Infatti il corpo di Caio Cestio non è stato ritrovato e non sappiamo se sia stato inumato in un sarcofago oppure cremato. Più probabile a mio parere la seconda ipotesi. Escluderei invece l’ipotesi, molto suggestiva ed attraente e forse non del tutto assurda dato lo stile del monumento, della mummificazione, troppo in contrasto con la tradizione romana.
Nonostante i saccheggi, si possono ancora vedere all’interno di essa parti degli affreschi originali, che rientrano nello schema generale del cosiddetto ‘terzo stile pompeiano’ (secondo la ben nota classificazione di Mau). Fra l’altro, sulla volta si possono ammirare quattro Vittorie alate. Probabilmente, al centro della volta c’era una raffigurazione del defunto portato in cielo, qualcosa di simile al bassorilievo che si trova nella volta dell’arco di Tito, di circa 90-100 anni posteriore.
Strutturalmente, la piramide è costituita da un nucleo cementizio rivestito all’esterno da lastre di pregiato marmo lunense.
Al tempo dell’imperatore Aureliano (270-275) la Piramide Cestia venne inglobata, come altri monumenti importanti, nella cinta muraria fatta costruire per difendere l’Urbe dalla minaccia dei barbari. Fino ai bombardamenti alleati del 1944, infatti, era collegata a Porta San Paolo da un tratto di mura aureliane purtroppo distrutto. Dall’altro lato, invece, le mura proseguono dalla piramide senza soluzione di continuità.
 
 
 
SALA SEPOLCRALE INTERNA

(Foto di Pietro Massolo)