PIETRO CAVALLINI “PICTOR ROMANUS”

    Busto di Pietro Cavallini a Villa Borghese
 https://massolopedia.it/?page_id=3216   

Non conosciamo con esattezza i termini cronologici della vita di Pietro Cavallini, massimo esponente della scuola romana di pittura fra Duecento e Trecento.
La sua attività artistica si pone, comunque, all’incirca tra il 1270 e il 1325. Ciò significa che fu contemporaneo di Dante e di Giotto.
Sappiamo anche dai documenti che era romano (“pictor romanus”).
Dobbiamo innanzitutto smentire una falsa notizia di Giorgio Vasari: Cavallini NON FU DISCEPOLO DI GIOTTO, anche perché dalle notizie che abbiamo a disposizione risulta che era più anziano. Vasari scrisse che Cavallini era discepolo di Giotto perché voleva a tutti i costi sostenere la tesi della superiorità dell’arte toscana. La falsa notizia di Vasari ha pesato per secoli sulla corretta valutazione storico-critica del grande pittore romano.
Oggi, invece, sappiamo bene quanto sia stata importante l’opera di Pietro Cavallini e della scuola romana (Rusuti, Turriti) nella cosiddetta rinascita dell’arte italiana dopo il lungo dominio dello stile bizantino (o “bizantineggiante”).
Purtroppo, forse in parte anche a causa della non corretta valutazione storico-critica, molte opere di Pietro Cavallini sono andate distrutte.
Il capolavoro assoluto è l’affresco del Giudizio Universale nella controfacciata di Santa Cecilia in Trastevere, rimasto per secoli coperto.
In quest’opera, il pittore romano mostra una tecnica chiaroscurale incredibilmente moderna, con la quale crea un effetto tridimensionale sconosciuto alla tradizione bizantineggiante. Notevole anche il naturalismo dei volti e dei panneggi. Qui veramente, attorno al 1293, rinasce l’arte italiana!

  CRISTO GIUDICE (Da Wikipedia):

da notare il chiaroscuro!

Molto interessante e avvincente è la questione relativa alla partecipazione di Cavallini al cantiere di Assisi.
I dubbi principali riguardano due scene della Morte d’Isacco, di straordinaria modernità, e le stesse storie di San Francesco, nelle quali Federico Zeri ha riconosciuto tra le altre anche la mano del romano.
Possiamo in conclusione affermare che la svolta decisiva nella pittura italiana è avvenuta a Roma nella seconda metà del Duecento e Pietro Cavallini ne è stato il principale artefice. Senza per questo voler nulla togliere al sommo Giotto….

Per approfondire:
 https://it.m.wikipedia.org/wiki/Pietro_Cavallini
 http://www.stilearte.it/870/
 http://www.scudit.net/mdgiottoassisi.htm
http://www.italianways.com/il-giudizio-di-cavallini-roma-e-la-nascita-della-moderna-pittura-italiana/
http://www.treccani.it/enciclopedia/pietro-cavallini_%28Enciclopedia-dell%27-Arte-Medievale%29/
 http://www.repubblica.it/online/cultura_scienze/pregiotto/pregiotto/pregiotto.html
 http://www.francescomorante.it/pag_2/201c.htm
 http://www.medioevo.roma.it/html/arte/Cavallini01.htm

PIAZZA VITTORIO

RIONE ESQUILINO

Il nome completo è Piazza Vittorio Emanuele II (primo Re d’Italia). Si trova a non molta distanza dalla Stazione Termini ed occupa un’area molto interessante sul piano storico, urbanistico ed anche archeologico. Supera in grandezza persino Piazza S. Pietro ed è quindi la più estesa di Roma. Venne costruita su disegni dell’architetto Gaetano Koch negli anni ’80 dell’Ottocento, quindi poco tempo dopo la proclamazione ufficiale di Roma Capitale (1871) e la morte di Vittorio Emanuele II (1878). Strutturalmente è formata da grandi palazzi porticati, austeri ed eleganti, che circondano una vastissima area con un bel giardino al centro, ora dedicato a Nicola Calipari (eroe della liberazione di Giuliana Sgrena).

La realizzazione di Piazza Vittorio, ritenuta un vero modello di architettura “umbertina”, richiese purtroppo il sacrificio di un pezzo consistente della “vecchia Roma”. Tra l’altro venne demolita la seicentesca Villa Palombara, della quale rimane soltanto la famosa “Porta Magica” all’interno del giardino, affiancata da due statue del dio egizio Bes provenienti dal Tempio di Serapide.

Nel giardino troviamo anche la Fontana di Mario Rutelli con tritoni, delfini e polipo detta del “fritto misto”, un gruppo scultoreo che doveva stare al centro della Fontana delle Najadi in Piazza Esedra (poi sostituito dal gruppo del Glauco). Ma il monumento più importante di tutta la piazza è la colossale fontana di età romana nota con il nome di “Trofei di Mario”, più propriamente detta “Ninfeo di Alessandro”. Il nome tradizionale, di origine medioevale, è dovuto a due statue di trofei militari, erroneamente attribuite alle vittorie di Caio Mario, che ora si trovano sulla balaustra di Piazza del Campidoglio. Risale alla prima metà del III secolo ed è raffigurata in monete emesse da Alessandro Severo, la cui statua probabilmente si trovava nell’attico insieme a quella della madre Giulia Mamea.

All’incrocio con Via Napoleone III si trova la chiesa dedicata a S. Eusebio, costruita nell’VIII secolo su un precedente titulus paleocristiano omonimo. Il suo aspetto attuale si deve ai rifacimeti del secolo XVIII. L’affresco della volta raffigura la “Gloria di S. Eusebio” ed è opera del pittore Anton Raphael Mengs (1728-1779), esponente di spicco del neoclassicismo.

Porta Magica

 

Trofei di Mario

(Foto di Pietro Massolo)

Sitografia.

https://www.romasegreta.it/esquilino/piazza-vittorio-emanuele-ii.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Piazza_Vittorio_Emanuele_II_(Roma)

 

PIAZZA VENEZIA

Si tratta indubbiamente di una delle più famose ed importanti piazze di Roma sia per ragioni storiche, sia perché si trova nel punto in cui s’incontrano ben 5 strade nevralgiche: Via dei Fori Imperiali, Via del Teatro di Marcello, Via del Corso, Via Cesare Battisti (prosecuzione di Via IV Novembre e di Via Nazionale) e Via del Plebiscito (che da Largo Argentina diventa Corso Vittorio). Piazza Venezia è quindi il nodo stradale fondamentale di collegamento fra le aree storiche di Roma. Da questa piazza si può arrivare, infatti, al Colosseo e di lì a S. Giovanni oppure al Circo Massimo; alla Bocca della Verità e proseguire fino a Testaccio e a Trastevere; a Piazza del Popolo e a Via Flaminia; a Piazza Esedra e quindi alla Stazione Termini; a Largo Argentina e da lì al Vaticano. A Piazza Venezia s’incontrano anche i confini di tre Rioni: ad ovest il Rione Pigna, ad est Trevi e a sud Campitelli. Si può dire che Piazza Venezia è veramente il centro di Roma, il “centro del centro”, l’ombelico dell’Urbe (da non confondere con l’Umbilicus Urbis antico che si trova nell’area del Foro Romano).

La Piazza è dominata dall’immensa mole bianca dell’Altare della Patria, detto anche Vittoriano, il monumento dedicato alla memoria del primo Re d’Italia inaugurato ufficialmente nel 1911 (cinquantenario dell’Unità), che ospita le spoglie del Milite Ignoto e celebra le virtù del popolo italiano. Fu progettato dall’architetto marchigiano Giuseppe Sacconi ed iniziato nel 1885. All’interno del Vittoriano si trova l’importante Museo del Risorgimento.

Palazzo Venezia, sul lato destro uscendo da Via del Corso, ha dato il nome alla piazza. Risale al Quattrocento ed è il primo palazzo rinascimentale di Roma. Fu fatto costruire dal cardinale veneziano Pietro Barbo, futuro papa Paolo II (1464-1471), e dal 1564 fino al Trattato di Campoformio (1797) fu sede ufficiale degli ambasciatori della Repubblica di Venezia. Ospita l’importantissimo Museo Nazionale omonimo ed è stato reso famoso anche grazie ai discorsi che Mussolini teneva alla folla dal balcone che si affaccia sulla piazza. Infatti questo palazzo era la sede ufficiale del Duce in qualità di Capo del Governo. Pietro Barbo fece inglobare nel palazzo l’importantissima basilica di S. Marco, su cui vedi: https://massolopedia.it/basilica-di-san-marco/

Accanto a Palazzo Venezia si trova ora il Palazzetto di Venezia, nato come “viridarium” del palazzo principale e oggi parte integrante del Museo Nazionale di Palazzo Venezia. Nel loggiato che si affaccia sul giardino si trova il Lapidarium, che contiene un’importante raccolta epigrafica:

https://massolopedia.it/lapidarium/

Di fronte a Palazzo Venezia si trova il neorinascimentale Palazzo delle Assicurazioni, costruito all’inizio del Novecento al posto di Palazzo Bigazzini-Bolognetti-Torlonia, demolito per ampliare la piazza secondo il progetto di Giuseppe Sacconi. Risulta evidente la somiglianza con Palazzo Venezia.

All’incrocio con Via del Corso possiamo vedere il seicentesco Palazzo Bonaparte, così chiamato perché vi abitò fino alla morte (1836) Maria Letizia Ramorino, la madre di Napoleone I.

Un discorso a parte merita l’evoluzione storica della piazza, che nel passato era molto diversa (ne parlo nel filmato). Usando come base le incisioni settecentesche di Giuseppe Vasi, la prima cosa che si nota è che di fronte a Via del Corso stava il cosiddetto Palazzetto di Venezia, che è stato spostato ed ora si trova addossato a Palazzo Venezia, lungo via di S. Marco. Il complesso formato dai due palazzi è compreso ora tra Via di S. Marco, Piazza di S. Marco, Piazza Venezia, Via del Plebiscito e Via degli Astalli. Lo spostamento è avvenuto nel 1909 allo scopo di allargare la piazza e di porre in primo piano il Vittoriano, allora in fase di completamento. Più o meno dove si trova ora la statua equestre di Vittorio Emanuele II stava la Torre di Paolo III, demolita insieme a tutti gli edifici sorti sulle pendici settentrionali del Campidoglio per far posto al Vittoriano.

Nell’angolo formato da Palazzo Venezia e Palazzetto Venezia si trova la famosa “statua parlante” di Madama Lucrezia, che probabilmente in origine raffigurava la dea Iside, il cui culto era molto diffuso a Roma:

https://www.youtube.com/watch?v=WlbwDygpH04

https://massolopedia.it/roma-citta-pagana/

Sitografia:

https://it.wikipedia.org/wiki/Piazza_Venezia

https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzetto_Venezia

https://it.wikipedia.org/wiki/Torre_di_Paolo_III

https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_delle_Assicurazioni_Generali_(Roma)

Bibliografia:

Per conoscere la storia delle trasformazioni secolari di Roma un libro molto utile è: Paolo Coen, Le magnificenze di Roma nelle incisioni di Giuseppe Vasi, ed. Newton Compton.

(Foto di Pietro Massolo)

PIAZZA SAN COSIMATO

Rione Trastevere

Questa piazza moderna in un rione storico è il risultato di un lavoro recente di riorganizzazione dello spazio urbano per la quale era stato bandito nel 2002 un concorso nazionale di architettura, vinto dallo Studio Associato Ottone-Pignatti. “Il programma prevede la realizzazione di uno spazio che, a partire dalla messa in luce delle presenze storico architettoniche, dalla riorganizzazione della struttura del mercato e dalla razionalizzazione del sistema della sosta dei veicoli, consenta di attrezzarla come luogo di incontro e relazioni dedicando una particolare attenzione alle esigenze dei cittadini che la abitano quotidianamente come i bambini, gli anziani e, più in generale, tutti gli abitanti di Trastevere.” http://www.archidiap.com/opera/piazza-san-cosimato/

(Foto di Pietro Massolo)

La piazza prende il nome dall’ex complesso monastico di S. Cosimato, ora occupato dall’Ospedale Nuovo Regina Margherita. Si tratta di un’area interessantissima, soprattutto per la conoscenza del periodo medioevale di Roma. Comprende, fra l’altro, due bellissimi chiostri ed una chiesa ricostruita all’epoca di Sisto IV (1471-1484). In uno dei deambulatori del chiostro medioevale si può ammirare e studiare una fantastica raccolta di marmi e di epigrafi.

 

Foto di Pietro Massolo

Sitografia:

http://www.archidiap.com/opera/piazza-san-cosimato/

http://www.micaaurea.org/joan_b_lloyd.html

Bibliografia:

J. B. LLOYD – K. B.SIMONSEN EINAUDI, “SS. Cosma e Damiano in Mica Aurea. Architettura, storia e storiografia di un monastero romano soppresso”, 1998 [“Miscellanea della Società Romana di Storia Patria”, 38]

PIAZZA MANFREDO FANTI-MURA SERVIANE E ACQUARIO ROMANO

Si tratta di un luogo davvero fantastico, a poca distanza dalla Stazione Termini (anch’essa ricca di sorprese)! All’interno di un giardino tenuto molto bene possiamo trovare una miscela benefica di architettura umbertina, archeologia, pace e relax.

MURA SERVIANE

A parte la cosiddetta “Roma quadrata” di Romolo, la cinta muraria più antica di Roma, costruita in blocchi dI tufo “cappellaccio”, risale al VI secolo a. C. e trae il nome dal suo costruttore, Servio Tullio, sesto e penultimo Re di Roma. Tuttavia, la stragrande maggioranza dei resti delle “Mura Serviane” risale alla prima metà del IV a. C. ed utilizza il tufo di Grotta Oscura, ottenuto dopo la sconfitta di Veio e la conquista del suo territorio. In Piazza Manfredo Fanti possiamo vedere alcune parti del cosiddetto “Aggere Tulliano”, il tratto più fortificato, lungo 1300 metri, che proteggeva, non a caso, il lato più debole perché interamente pianeggiante della città. La struttura dell’Aggere era piuttosto complessa: davanti al muro c’era un fossato largo circa 36 metri e profondo 17. Dopo il muro alto circa 10 metri, del quale si può vedere un pezzo a sinistra del prospetto della Stazione, era stato innalzato un terrapieno, sostenuto da un muro di “controscarpa” (un pezzo è visibile nel sotterraneo della Stazione, all’interno dell’area del fast-food; sulle “sorprese” della Stazione Termini: https://www.youtube.com/watch?v=nwcdwPatyVI&t=11s ). Il tratto visibile in Piazza Fanti è fatto in tufo di Grotta Oscura ed è lungo 23 metri. Ad esso si addossano muri in opus reticulatum pertinenti ad una costruzione del I secolo a.C., un periodo nel quale ovviamente le Mura Serviane non avevano più alcuna funzione difensiva.

ACQUARIO ROMANO

All’ittiologo comasco Pietro Garganico, giunto nella nuova Capitale negli anni ’80 dell’Ottocento, si deve l’idea di costruire a Roma un acquario scientifico con annesso uno stabilimento di piscicultura.
La sua idea coincideva con gli indirizzi di Quintino Sella, il quale voleva caratterizzare Roma anche come centro della scienza. La delibera apposita del Consiglio Comunale del 1882 concesse a Garganico un’ampia area dell’Esquilino, a poca distanza dalla Stazione Termini.

Tra il 1986 e il 1990 un intervento di restauro, condotto su progetto di V. De Feo e S. Stucchi dalla Edilizia Monumentale e dalla Sovrintendenza Comunale, ha consentito il recupero complessivo dell’architettura e delle decorazioni. Dalla sua riapertura al pubblico, nel 1993, l’Acquario Romano ha ospitato numerose manifestazioni espositive e di spettacolo.

Nel 2003 l’edificio è diventato “Casa dell’Architettura” e come tale è stato utilizzato per esposizioni e manifestazioni sui temi dell’architettura contemporanea, sotto la gestione dell’Ordine degli Architetti di Roma.

L’edificio è composto da due elementi: un corpo cilindrico a base ellittica e un avancorpo con arco a nicchione a cui si accede mediante due rampe di scale. Molto bella la decorazone della facciata. Leggiamo la descrizione contenuta nel sito ufficiale: “Ai lati del nicchione ci sono due edicole ornate con sculture in stucco trattato a finto bronzo raffiguranti  La Pesca a destra e La Navigazione a sinistra; le edicole sono sormontate da due tondi a rilievo, inquadrati da due cariatidi. La cornice di coronamento ha un fregio con due delfini e tridente. A coronamento dell’attico un gruppo in malta raffigurante il carro di Venere trainato da un tritone e una naiade.” ( https://acquarioromano.it/storia.html ). L’Acquario è molto bello anche all’interno. La sala centrale, molto vasta, è scandita da un doppio ordine di colonne corinzie in ghisa (rivoluzione industriale!) è riccamente decorata. Le colonne sostengono la galleria superiore e il soffitto, che fu rifatto nel 1930. Una fila di semicolonne corinzie e paraste si sviluppa lungo i muri perimetrali, nei quali erano ricavati gli spazi per le vasche, oggi murati. Molto ineressanti sono le “specchiature” che sormontano le ex-vasche, dipinte da Silvestro Silvestri (1859-dopo il 1920), che raffigurano scene acquatiche con bimbi asessuati, eroti, fauni, ninfe e baccanti. Tutta la decorazione si basa sul tema dell’acqua, compreso il mosaico pavimentale.

Sitografia:

https://acquarioromano.it/

https://www.romasegreta.it/esquilino/piazza-manfredo-fanti.html

Bibliografia:

Nicoletta Cardano, Guida all’Acquario Romano, ed. Quasar di Severino Tognon (disponibile a richiesta sul posto)

Resti di Mura Serviane

ACQUARIO ROMANO

https://www.instagram.com/p/CA6rAIDJ5RN/

Per vedere altre immagini dell’Acquario Romano: https://massolopedia.it/acquario-romano/

(Foto di Pietro Massolo)

PIAZZA DI SANT’IGNAZIO

Rione Pigna

Prende il nome dalla famosa chiesa barocca dedicata al fondatore dell’Ordine dei Gesuiti, iniziata nel 1626. Il papa Benedetto XIII (1724-1730) voleva creare una scenografia adeguata alla chiesa di S. Ignazio e questo richiedeva la demolizione dell’insignificante tessuto urbano antistante. Ne nacque un vero capolavoro. La conformazione di questa piazza, realizzata tra il 1727 e il 1728 e nota anche come il capolavoro del “barocchetto romano”, è opera dell’architetto Filippo Raguzzini (1690-1771). Risulta di certo piuttosto piccola se paragonata alla monumentalità della chiesa e questo costituisce già un effetto barocco. Raguzzini ebbe l’idea originale di utilizzare tre ovali accostati come schema geometrico di base e contrappose alla chiesa tre palazzi curvilinei, che in un certo senso “abbracciano” i passanti come il colonnato del Bernini: “I nuovi edifici di Raguzzini, progettati per essere affittati al ceto medio, presentano ancora oggi un elegante disegno curvilineo, derivato da uno schema geometrico basato su tre ovali tangenti e scandito da un’intelaiatura lineare con un accentuato sviluppo verticale. I cantonali smussati ammorbidiscono le linee architettoniche limitando, come in un morbido abbraccio di berniniana memoria, lo spazio della corte, strettamente collegato al tessuto urbano circostante” (Claudia Viggiani: https://claudiaviggiani.com/piazza-santignazio-e-filippo-raguzzini-a-roma/ ). Se lo scopo dell’artista barocco è quello di stupire, Raguzzini lo raggiunge sia con le concavità dei palazzi (tanto care al Borromini), sia con il restringimento dello spazio visivo che impedisce una visione completa della chiesa, la cui facciata, infatti, può essere fotografata integralmente soltanto di sguincio (a meno che non vengano usati particolari dispositivi). In questo modo, sviluppando la poetica barocca, Raguzzini anticipa l’idea dell’opera d’arte in un certo senso “concettuale” intesa come creazione dello sguardo soggettivo piuttosto che come entità materiale statica oggettiva. Il risultato finale è che la struttura razionale della piazzetta domina la chiesa e non viceversa: non a caso siamo nell’epoca dell’lluminismo….

Sitograia:

https://claudiaviggiani.com/piazza-santignazio-e-filippo-raguzzini-a-roma/

https://zedprogetti.it/2018/03/04/filippo-raguzzini-architetto-del-700-barocco-roma-geniale-connubio-estetica-razionalita-piazza-s-ignazio/

https://it.wikipedia.org/wiki/Piazza_Sant%27Ignazio

https://www.romasegreta.it/pigna/s-ignazio.html

(Foto di Pietro Massolo)

PIAZZA DEL POPOLO

Roma è piena zeppa di luoghi e cose importanti da vedere, ammirare e capire.
Ovvio.
Però se uno vuole veramente capire la storia della Città Eterna deve studiare: Piazza del Popolo, i Fori Imperiali, l’area tra la Stazione Termini e Piazza Esedra (o della Repubblica) e Piazza Venezia. In queste quattro aree è condensata praticamente tutta la storia di Roma.
Speriamo che siano conservate per sempre e che non accada mai più quello che è successo dopo l’Unità.
Cominciamo con Piazza del Popolo.
Innanzitutto il nome. Nessuno sa con certezza l’origine del nome della chiesa che dà il nome alla piazza.
Prima ipotesi: la chiesa, anzi inizialmente la cappella venne costruita con i soldi del popolo romano.
Seconda ipotesi: un boschetto di pioppi (dal latino ‘populus’) esisteva proprio in corrispondenza della tomba di Nerone ed il luogo di culto sarebbe stato costruito proprio lì per esorcizzare le demoniache presenze legate al ricordo del tiranno che aveva incendiato Roma.
Ma andiamo avanti, tanto non ne veniamo a capo.
È il punto in cui l’antica Via Flaminia entra nella città. Un punto davvero cruciale. Il passaggio per i pellegrini che vengono dal Nord. Lutero infatti passò da qui e fu ospitato nel convento agostiniano annesso alla chiesa di S. Maria del Popolo, demolito nell’Ottocento per allargare la piazza.
Cerchiamo di capire la lunghissima serie di trasformazioni.
L’area in origine non era inclusa nelle mura serviane, quindi era una zona suburbana: campagna, vigneti, ville..
Poi la città cresce e la situazione cambia radicalmente. Diventa un’area urbana o quasi.
Infatti, quella che chiamiamo Porta del Popolo anticamente era detta Porta Flaminia, una delle porte delle Mura Aureliane (costruite dall’omonimo imperatore nel III secolo d. C.), che includevano molte zone non comprese nel perimetro delle mura più antiche.
La Via Flaminia entrando in città cambia nome, divenendo prima Via Lata e poi, dal Quattrocento, Via del Corso (per via delle corse dei cavalli).
Torniamo indietro.
Dopo la caduta dell’Impero inizia un periodo oscuro. Roma si restringe e la zona torna ad essere
sostanzialmente extraurbana, pur trovandosi all’interno del perimetro delle Mura Aureliane.
Dopo i secoli ‘bui’, diciamo così, dell’Alto Medioevo, il primo intervento importante e decisivo nell’area è quello promosso da papa Pasquale II, che fa costruire il primo nucleo della Chiesa di Santa Maria del Popolo nel 1099.
Inizialmente si tratta, in effetti, di una cappella.
La vera e propria chiesa viene costruita durante il pontificato di Sisto IV Della Rovere (1471-1484), il cui stemma è infatti ancora visibile sulla facciata.
La struttura è, in effetti, tipicamente rinascimentale, come si può notare dalla semplicità e linearità della facciata. Nel ‘600, però, la chiesa viene, per così dire, barocchizzata dal Bernini.
Riprenderò presto il discorso sulla storia e sulle caratteristiche di questo meraviglioso luogo di culto, dove tra le altre cose troviamo una cappella progettata da Raffaello e due opere straordinarie di Caravaggio….
Per la storia e la descrizione di S. Maria del Popolo vedi qui:
Ma torniamo alla storia generale della Piazza.
Dal punto di vista urbanistico, un enorme rilievo assunse la creazione, nel corso del XVI secolo, delle due vie laterali rispetto alla centrale Via del Corso: Via di Ripetta e Via del Babuino (prima chiamata Via Paolina). Nasceva così il famoso “Tridente”, un elemento essenziale della rete viaria dell’Urbe, soprattutto per la circolazione e l’orientamento dei pellegrini provenienti dal Nord.
Porta del Popolo, che oggi collega Piazzale Flaminio a Piazza del Popolo, corrisponde all’antica Porta Flaminia. Bisogna dire che alla fine del Medioevo quest’antica porta delle Mura Aureliane risultava pesantemente danneggiata e ormai seminterrata a causa dei detriti portati dal Tevere durante le frequenti inondazioni.
Si arrivò così, pian piano, alla decisione di Pio IV Medici (1559-1565) di rifarla, ovviamente ad un livello più alto. L’incarico venne commissionato inizialmente a Michelangelo, già molto anziano, il quale preferì affidarlo al fiorentino Giovanni Lippi, detto Nanni di Baccio Bigio. Il Lippi s’ispirò all’Arco di Tito e infatti la nuova struttura aveva in origine un solo fornice. L’edificio venne dotato di una merlatura a busti corazzati, rielaborazione di quella michelangiolesca di Porta Pia (vedi: https://massolopedia.it/porta-pia/ ).
In un’incisione di Giuseppe Vasi risalente alla metà del XVIII secolo si vede bene l’aspetto esterno della porta: un solo fornice con due torri quadrangolari ai lati, che avevano sostituito quelle antiche semicircolari. Tale struttura è rimasta inalterata fino al 1879, quando furono demolite le due torri laterali allo scopo di aprire al loro posto due nuovi fornici per migliorare la viabilità in un’area ritenuta nevralgica della nuova Capitale d’Italia. Si noti che le 4 colonne della facciata provengono dalla vecchia Basilica di S. Pietro. Le statue di S. Pietro e di S. Paolo dello scultore Francesco Mochi furono inserite nella facciata nel 1638.
L’obelisco egiziano autentico, detto Obelisco Flaminio, che si trova al centro della piazza, proveniente dal Tempio di Eliopoli e risalente ai faraoni Seti I e Ramesse II (cioè a più di tremila anni fa), era stato trasportato a Roma da Ottaviano Augusto e posto sulla spina del Circo Massimo. Dopo più di 1500 anni fu ritrovato in tre pezzi al tempo di Sisto V (1585-1590), il quale lo fece risistemare ed erigere nella piazza dall’architetto Domenico Fontana nel 1589.
(Continua)
Per approfondire:

(Foto di Pietro Massolo)