DELLA SERIE…ROMA DOMA!

20 settembre 2016

A qualcuno sembrava tutto facile.
Per annientare il malaffare e ridare a Roma un’amministrazione efficiente e finalmente adamantina bastava essere duri.
Puri.
Decisi.
Invece….
Virginia Raggi fatica…catena di dimissioni…opposizioni dure e forti….
Ma perché?
Facile capirlo.
A Roma il malaffare non solo è radicato, ma è anche multiforme, anzi proteiforme…
Decenni, anzi secoli di incrostazioni non si tolgono facilmente.
Tra la corruzione vera e propria e la correttezza assoluta ci sta tutta una serie di gradi intermedi, favoritismi, piccoli e grandi privilegi, piccoli e grandi nepotismi, lentezze burocratiche, mafiette varie.
Tutte cose alle quali ormai, diciamo la verità, ci siamo un po’ abituati, anzi rassegnati.
E magari, molto spesso, diciamola tutta, la colpa non è solo di chi ha in mano il cosiddetto ‘potere’: chi cerca di ottenere dall’amico o dal parente l’annullamento di una sacrosanta multa per divieto di sosta, chi spera, tramite il solito ‘santo’ (o santino) in Paradiso, di fare le analisi del sangue senza dover aspettare mesi e mesi, chi cerca la solita raccomandazione per ottenere una casa ‘popolare’….la lista è infinita.
Insomma, Cara Neosindaca Pentastellata, la faccenda è seria.
In ogni caso..tanti auguri!
Se veramente vuole governare bene questa Città Eterna in cui anche le incrostazioni sono eterne…ed è disposta ad andare fino in fondo contro speculatori, truffatori, corrotti e corruttori, profittatori grandi e piccoli, senza tentennamenti e senza riguardi per nessuno.

Ma proprio nessuno!

COLOSSEO

Il Colosseo, conosciuto anche con il nome di Amphitheatrum Flavium (la sua costruzione è legata infatti alla dinastia Flavia), può essere considerato come il più famoso, se non il più importante, monumento di tutta la civiltà romana.           Il nome Amphitheatrum, chiaramente di origine greca, indica che si tratta sostanzialmente di un doppio teatro, cioè di due teatri uniti.
Dal 1980 è nella lista del Patrimonio dell’Umanità riconosciuto dall’Unesco.
Venne iniziato da Vespasiano nel 72 (o 75) e inaugurato dal figlio e successore Tito nell’anno 80.
La sua ragion d’essere consisteva nella necessità, molto sentita allora, di ospitare degnamente e stabilmente non solo i sanguinosi “giochi” dei gladiatori, ma anche altri tipi di spettacoli, tra cui le “venationes”, cioè le cacce di animali selvatici.
Ai giorni nostri può sembrare assurdo e mostruoso organizzare spettacoli (perfettamente legali!) che mettono in gioco la vita di esseri umani. Bisogna calarsi in un contesto precristiano di valori completamente diverso da quello attuale per poter comprendere. Comunque, anche nel mondo attuale accadono continuamente cose mostruose.
Per avere un’idea della grandezza davvero immensa di quest’edificio, di forma ellittica, basti pensare che occupa una superficie di più di 3000 metri quadrati ed è alto circa 50 metri. Gli assi maggiore e minore dell’ellissi misurano rispettivamente 187,5 e 156,5 metri.
Poteva ospitare sicuramente almeno 45000 spettatori (le stime degli studiosi divergono molto su questo punto) desiderosi di assistere a spettacoli cruenti.
Non è stata ancora del tutto chiarita l’origine del suo nome, anche se generalmente lo si fa derivare dal fatto che accanto ad esso Nerone aveva fatto costruire una colossale statua di bronzo dorato alta circa 38 metri che rappresentava lui stesso. Vi sono anche altre spiegazioni. Vorrei citare almeno quella tradizione in base alla quale il nome deriva dalla domanda “colis eum?”, che vuol dire “tu lo veneri?” con riferimento al Diavolo. Ciò è dovuto alla fama molto sinistra del monumento, simbolo del paganesimo, dopo il suo abbandono come luogo di pubblici spettacoli. A questo proposito, vorrei ricordare che i combattimenti vennero aboliti nel V secolo e l’ultima spettacolare caccia (“venatio”) si svolse nella prima metà del secolo sesto, durante il regno di Teodorico.
Anche la presenza dei numerosi fori sulla facciata è stata oggetto di discussione. Oggi si ritiene che siano stati praticati per estrarre i perni metallici che tenevano saldamente uniti i blocchi di pietra, ma non è sicuro.
Purtroppo, per molti secoli il Colosseo (fino al Settecento) è stato usato come cava di materiali da costruzione e questo spiega in buona parte il suo attuale aspetto.
La struttura, a quanto risulta dalle analisi scientifiche, non è in buone condizioni di salute a causa di varie lesioni e di un progressivo cedimento della “platea” di fondazione.
Dobbiamo assolutamente preservarlo anche perché, come dice un’antica profezia riportata da Beda il Venerabile (673 -735), di solito attribuita allo stesso Beda, se cade il Colosseo cade il mondo intero!
“Quamdiu stat Colysaeus stat Roma; quando cadet Colysaeus cadet Roma et mundus”
“Finché esisterà il Colosseo, esisterà Roma; quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma; ma quando cadrà Roma, anche il Mondo cadrà”. (http://www.romeandart.eu/it/arte-profezia-colosseo.html)
Per approfondire:
http://www.treccani.it/enciclopedia/colosseo_(Enciclopedia-Italiana)/
http://www.tesoridiroma.net/monumenti_roma/colosseo_2.html
https://www.focus.it/cultura/curiosita/10-cose-che-forse-non-sai-sul-colosseo
http://www.archeoroma.com/Valle_del_Colosseo/colosseo.htm
https://it.wikipedia.org/wiki/Colosseo
http://www.romeandart.eu/it/arte-profezia-colosseo.html

(Foto di Pietro Massolo)

CISTERNA DELLE SETTE SALE

La Cisterna detta impropriamente delle Sette Sale è un grande serbatoio d’acqua (8 milioni di litri) di età imperiale che si trova sul colle Oppio, annesso alle adiacenti terme traianee. Prima di recenti ed accurati studi dei bolli laterizi, per molti secoli si era pensato che fosse di pertinenza della Domus Aurea di Nerone, le cui strutture erano in effetti servite come sostruzioni delle grandi terme fatte costruire dall’imperatore Traiano.
La struttura si è conservata molto bene.
Si tratta di una costruzione a due piani in cemento rivestita in laterizio e parzialmente interrata. La parte posteriore è ricurva e questo spiega la diversa lunghezza delle nove gallerie. All’interno, infatti, in entrambi i piani si divideva in nove lunghi corridoi. Le sette arcate che si vedono ancora oggi all’esterno possono spiegare la denominazione tradizionale. Gli ambienti a volta nel piano inferiore sostenevano il grande serbatoio, sopraelevato per garantire la necessaria pressione al flusso dell’acqua che alimentava le terme e diviso in nove gallerie comunicanti tramite archi. Da notare che le aperture tra le gallerie del serbatoio sono disposte su assi diagonali per evitare il ristagno dell’acqua e la formazione di correnti: una riprova dell’eccezionale sapienza idraulica dei Romani.
La cisterna era rifornita probabilmente da uno dei rami dell’Aqua Iulia.
Molto interessanti sono i risultati di indagini archeologiche svolte negli anni ’60 e ’70.
Si è visto che al di sopra della struttura c’erano ambienti di servizio in opera mista, che nel IV secolo vennero trasformati in una residenza signorile con aula absidata e decorazioni in opus sectile.
In seguito alla perdita della sua funzione, dal V secolo la struttura venne utilizzata anche come luogo di sepoltura.

Per approfondire:

http://www.sovraintendenzaroma.it/i_luoghi/roma_antica/monumenti/terme_di_traiano/cisterna_delle_sette_sale
http://www.sotterraneidiroma.it/visite-virtuali/item/cisterna-delle-sette-sale
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Cisterna_delle_Sette_Sale

Cisterna-delle-Sette-Sale (foto di Roberta-Ferrucci)225x300
Cisterna-delle-Sette-Sale                     (foto di Roberta-Ferrucci)

 

(Foto di Pietro Massolo)

 

CIMITERO COMUNALE MONUMENTALE CAMPO VERANO

Si tratta di un vero e proprio monumento storico ed urbanistico di eccezionale importanza e persino di notevole grazia e bellezza, almeno in alcune sue parti.
Occupa un’area molto vasta (83 ettari!), compresa grosso modo fra Piazzale del Verano, Via Tiburtina e la Tangenziale Est.
Da notare che in questo stesso posto anche nell’antichità si trovava un cimitero noto come Catacombe di Santa Ciriaca, nel quale fu sepolto San Lorenzo.
La storia del complesso inizia al tempo di Napoleone Bonaparte. Il decreto di Saint-Cloud del 1804, esteso nel 1806 al Regno d’Italia (allora parte dell’Impero Francese), imponeva che le tombe fossero poste al di fuori delle mura cittadine e che fossero (nei limiti del possibile) tutte uguali. Ricordiamo che proprio questo decreto, coincidente con un’antica norma sacrale del diritto romano, ma dettato dai principi moderni dell’Illuminismo, fu la fonte d’ispirazione del carme ‘I sepolcri’ di Ugo Foscolo. Guardando oggi le innumerevoli tombe, si nota subito che il principio dell’uguaglianza non risulta affatto rispettato….ma questo è un altro discorso.
Il primo progetto risale dunque all’inizio dell’Ottocento e si deve (ovviamente…) a Giuseppe Valadier. Si trattava di creare uno spazio cimiteriale in ottemperanza al provvedimento napoleonico, che venne mantenuto dal governo pontificio dopo la fine di Napoleone e l’inizio della Restaurazione.
I lavori proseguirono finché al tempo di Pio IX l’architetto Virginio Vespignani non diede al complesso la sua forma definitiva, secondo un principio stilistico fondamentalmente neoclassico e monumentale.
La monumentalità si nota sin dall’enorme ingresso, formato da un corpo centrale con tre fornici affiancato da due corpi laterali più alti che riprendono la tipica forma dell’ara funeraria. Quattro grandi statue allegoriche conferiscono all’insieme un carattere francamente un po’ retorico, molto simile al Vittoriano.
Dopo un largo viale iniziale, a sinistra del quale si apre una via secondaria che conduce al monumento funebre di Goffredo Mameli (l’autore dell’Inno Nazionale morto in difesa della Repubblica Romana nel 1849) si arriva al grande quadriportico del Vespignani terminato nel 1880, occupato in lungo ed in largo da una grande quantità di pregevoli monumenti funebri.
In fondo al quadriportico, in posizione centrale, troviamo un luogo di culto denominato Cappella della Misericordia.

 

 Le ragioni di una visita
Il cosiddetto Cimitero del Verano è  un vero museo all’aperto di grandissimo valore storico-artistico e storico-urbanistico.

Sotto il profilo urbanistico costituisce il primo esempio di cimitero ufficiale ‘moderno’ dell’Urbe, nella cui progettazione e realizzazione sono confluite le istanze razionalistiche dell’illuminismo, l’estetica neoclassica, la ripresa di motivi paleocristiani, l’enfasi monumentale postunitaria ed il ‘razionalismo’ del periodo fascista.
Dal punto di vista più propriamente storico-artistico bisogna dire che troviamo in esso moltissime tombe di grande valore estetico. Esse devono essere considerate come testimonianze dell’evoluzione dell’arte a partire dall’Ottocento.
Molte sono le tendenze rappresentate, ed in particolare: neoclassicismo, romanticismo, verismo, eclettismo, neomedioevalismo, modernismo, e razionalismo. Validissimi sono gli esempi delle cosiddette ‘arti applicate’, che nel clima del modernismo trovarono un fertile terreno di sviluppo.
Possiamo notare che, in effetti, proprio il Cimitero del Verano costituisce una riprova della grande eterogeneità degli stili che si sviluppano e convivono soprattutto nella seconda metà dell’Ottocento ed agli inizi del Novecento.
Sin dal primo impatto visivo, varcato l’ingresso monumentale del Vespignani, forse un po’ pesante e retorico con le sue grandi statue allegoriche, ci si trova di fronte ad una massa di monumenti funebri di stili vari, con una prevalenza netta del neoclassico e del paleocristiano, oltre al quasi onnipresente neogotico. Troviamo innumerevoli are funerarie, battisteri ottagonali, templi rotondi neorinascimentali ed anche parallelepipedi nel puro stile greco-romano con colonne in antis, monumenti neogotici con archetti ogivali e soluzioni neoromaniche con archi a tutto sesto, sarcofagi…insomma un repertorio da manuale di Storia dell’Arte.

 

AUDITORIUM DI MECENATE

Nel Rione Esquilino, precisamente in Largo Leopardi, lungo la Via Merulana, si trova un’importantissima struttura antica, risalente all’epoca di Ottaviano Augusto, che viene comunemente denominata Auditorium di Mecenate, anche se si tratta molto più probabilmente di un triclinio con ninfeo.
L’edificio faceva parte degli ‘Horti’ fatti costruire fra il 42 ed il 35 a. C. da Gaio Cilnio Mecenate, amico personale e consigliere di Ottaviano, protettore per antonomasia di artisti e poeti.
Gli ‘horti’ erano ville suburbane che occupavano vastissime aree e comprendevano giardini, ninfei, templi, terme, stadi, teatri ed erano abbellite da splendide sculture. La ‘moda’ degli ‘horti’ si affermò nella tarda età repubblicana e continuò fino alla tarda età imperiale. Diciamo che la Villa Adriana di Tivoli rappresenta la forma più grandiosa e perfetta di questa tipologia di residenze signorili.
L’area occupata dagli Horti di Mecenate  corrisponde ad un’antichissima necropoli, la necropoli ‘esquilina’, che il potente amico di Augusto fece in gran parte bonificare prima di costruire la sua magnifica residenza.
Nell’area della villa, divenuta dopo la morte di Mecenate di proprietà imperiale, sono state ritrovate fra l’altro numerose statue, alcune delle quali oggi sono ospitate nei Musei Capitolini ed a Palazzo Altemps. Probabilmente la villa comprendeva anche una piscina dotata di acqua calda, la prima a Roma.
Non è stata ancora chiarita l’esatta estensione del complesso, ma è certo comunque che va collocata nei pressi dell’antica Porta Esquilina delle Mura Serviane. Infatti, il cosiddetto Auditorium ingloba un pezzo delle più antiche mura di Roma, come si può vedere bene dall’esterno.
L’auditorium fu scoperto nel 1874 dal grande archeologo Rodolfo Lanciani e costituisce allo stato attuale l’unica testimonianza archeologica sicura degli Horti di Mecenate che ha resistito allo scorrere dei secoli e alle pesanti trasformazioni di fine Ottocento.
La grande aula absidata venne inizialmente interpretata come una sorta di sala-auditorium per rappresentazioni letterarie e musicali.
Entriamo.
Un lungo corridoio in discesa, con pavimento originale romano, ci conduce verso l’entrata di una grande sala di 13 metri × 24, coperta da una moderna tettoia. La sala è parzialmente ipogea e come tale era stata concepita sin dalla fondazione.
Nell’abside si trova una gradinata formata da sette gradini concentrici, così stretti da poter escludere la loro utilizzazione come sedili.

AREA SACRA DI SANT’OMOBONO

Da Wikipedia prendiamo le notizie fondamentali:
L’area di Sant’Omobono è una area archeologica di Roma, scoperta nel 1937 nei pressi della chiesa di Sant’Omobono (all’incrocio tra l’odierna via L. Petroselli e il Vico Jugario, ai piedi del Campidoglio), la cui esplorazione ha restituito documenti di importanza eccezionale per la comprensione della storia di Roma arcaica e repubblicana. Vi sono compresi due templi, il tempio di Fortuna e il tempio di Mater Matuta.
Da un punto di vista stratigrafico e quindi cronologico l’area si presenta piuttosto complessa. Da una capanna dell’VIII secolo a. C. si arriva al V d. C., quando viene costruito il primitivo edificio di culto cristiano, ricostruito nel Quattrocento e successivamente dedicato a Sant’Omobono.
 La vicenda costruttiva presenta ancora oggi molti aspetti di difficile interpretazione. L’archeologo Filippo Coarelli distingue ben otto fasi stratigrafiche.
Ciò che possiamo oggi vedere abbastanza chiaramente, comunque, appare costituito fondamentalmente da due edifici templari che la tradizione attribuisce al re etrusco Servio Tullio (578-539 a. C.). I templi, che sin dalle origini dovevano costituire un unico santuario sicuramente anteriore all’epoca di Servio, sono dedicati a divinità femminili: Fortuna e Mater Matuta. Il tempio visibile completamente è quello dedicato a Fortuna. L’altro si trova in gran parte sotto la chiesa di Sant’Omobono.
Davanti ai templi sono visibili i resti dei rispettivi altari, di un arco legato probabilmente alle processioni trionfali e di un grande ‘donario’ votivo costruito dal console Marco Fulvio Flacco dopo la conquista della città etrusca di Volsinii (Orvieto) nel 264 a. C. (come attesta un’iscrizione).

 

AREA DEL FORO BOARIO – PARTE I

L’area dell’antico Foro Boario è in assoluto tra le più importanti di Roma sul piano archeologico, storico ed urbanistico.
Infatti è possibile vedere in essa una serie incredibile di monumenti ed opere d’arte risalenti a varie epoche, dall’antichità fino addirittura al Settecento.
Coincide approssimativamente con l’attuale Piazza Bocca della Verità, il cui nome deriva da un antico chiusino romano in forma di mascherone inglobato nel portico della chiesa di Santa Maria in Cosmedin. Si chiama così perché secondo un’antica tradizione se un bugiardo mette la mano nella bocca del mascherone….rischia di perderla!
Il nome Foro Boario vuol dire in sostanza mercato dei buoi. Infatti, sin da epoca molto antica, addirittura prima della fondazione di Roma, questo luogo, nei pressi dell’Isola Tibetina e del guado del Tevere, era sede di un porto commerciale e di un fiorente mercato.
In questo luogo, secondo un antico mito riportato anche nell’Eneide di Virgilio, sbarcò Ercole con i buoi di Gerione. Il mostro-brigante Caco cercò di rubargliele ed Ercole lo uccise, meritandosi l’eterna riconoscenza della gente del luogo. Infatti in questa zona sono ancora visibili ben due templi dedicati all’eroe delle ‘dodici fatiche’. Uno è il tempio rotondo detto impropriamente di Vesta; l’altro è la cosiddetta ‘ara massima’ di Ercole, i cui resti di trovano sotto la chiesa già menzionata di Santa Maria in Cosmedin.
http://www.amicidiroma.it/passeggiate-di-notte-visita-guidata-foro-boario-foro-olitorio-roma-antica-e-sotterranea.html

Arco di Settimio Severo

L’Arco di Settimio Severo, situato quasi all’estremità nord-occidentale del Foro Romano, è un monumento interamente rivestito di marmo bianco a tre fornici, dedicato nel 203 per commemorare le vittorie sui Parti dell’imperatore Settimio Severo e dei suoi due figli, Caracalla e Geta, nelle due campagne del 194/195 e del 197–199. Infatti, sulla sua superficie sono presenti rilievi che commemorano queste imprese militari. Dopo la morte di Settimio Severo (211), Caracalla e Geta furono inizialmente uniti nel governo, ma Caracalla fece assassinare Geta già nel 212, imponendo la damnatio memoriae sul fratello. Le memorie di Geta furono distrutte, le immagini o menzioni di lui furono rimosse dagli edifici pubblici e dai monumenti. Infatti, l’immagine e le iscrizioni riferite a Geta furono risultano rimosse anche da quest’arco.

Il monumento è stato eretto su una base di travertino. La struttura ha un’altezza di circa 23 metri ed è larga 25, con una profondità di più di 11 metri.

Sui due lati compare la seguente iscrizione in alto:

«IMP · CAES · LVCIO · SEPTIMIO · M · FIL · SEVERO · PIO · PERTINACI · AVG · PATRI PATRIAE · PARTHICO · ARABICO · ET · PARTHICO · ADIABENICO · PONTIFIC · MAXIMO · TRIBUNIC · POTEST · XI · IMP · XI · COS · III · PROCOS · ET · IMP · CAES · M · AVRELIO · L · FIL · ANTONINO · AVG · PIO · FELICI · TRIBUNIC · POTEST · VI · COS · PROCOS · (P · P · OPTIMIS · FORTISSIMISQVE · PRINCIPIBUS) · OB · REM · PVBLICAM · RESTITVTAM · IMPERIVMQVE · POPVLI · ROMANI · PROPAGATVM · INSIGNIBVS · VIRTVTIBVS · EORVM · DOMI · FORISQVE · S · P · Q · R»

Nel corso del Medioevo, l’Arco di Settimio Severo era stato in buona parte ricoperto da terra e detriti.

Sitografia:

https://www.archeoroma.it/siti/arco-di-settimio-severo/

https://it.wikipedia.org/wiki/Arco_di_Settimio_Severo

(Foto di Pietro Massolo)