LAPIDARIUM

Foto di Pietro Massolo
Per essere precisi, il Lapidarium si trova nel loggiato superiore del “Palazzetto” di Venezia, nato come ‘viridarium’ di Palazzo Venezia, in un contesto meraviglioso da tutti i punti di vista.
Si tratta in effetti della sezione dedicata ai marmi dell’enorme ed importantissimo Museo di Palazzo Venezia, ma anche da solo il Lapidarium merita una visita.
Comprende reperti di età romana, medioevale e rinascimentale. Quindi costituisce una raccolta cronologicamente completa ed organica.
Nella parte romana troviamo are funerarie e sarcofagi dei secoli II e III d. C. di pregiata fattura.
Per il periodo medioevale notevole è la serie dei frammenti architettonici che componevano le strutture atte a separare il presbiterio dalla zona riservata ai fedeli. Si tratta di testimonianze estremamente importanti per la ricostruzione della storia del culto cristiano e dell’arte sacra.
Tra le opere rinascimentali possiamo segnalare una Vasca per lavabo attribuita a Mino da Fiesole ed un rilievo raffigurante una Madonna col bambino tra i Santi Pietro e Paolo che si trovava nella Torre della Scimmia, della scuola di Andrea Bregno.
Tutto molto bello e soprattutto ‘formativo’ in senso lato.
Utilissimo per gli studenti, bambini compresi.
 
 
 
 
 

LA FONTANA DEI QUATTRO FIUMI

Realizzata fra il 1648 ed il 1651 su disegno di Gian Lorenzo Bernini, la Fontana dei 4 Fiumi si trova al centro di Piazza Navona e rappresenta una delle più tipiche e riuscite espressioni dell’arte barocca.
Si tratta di un’opera scultorea ed architettonica nello stesso tempo che mostra in pieno la straordinaria creatività di Bernini.
La ‘meraviglia’ principale consiste nel fatto che l’obelisco egizio, una copia romana proveniente dal Circo di Massenzio, sembra reggersi sul vuoto della grotta sottostante.
In alto, in cima all’obelisco, troviamo la Colomba dello Spirito Santo, emblema di Innocenzo X, committente dell’opera, e della famiglia Pamphili. All’epoca tutta la piazza era infatti concepita come una specie di enorme ‘salotto’ del Papa e dei suoi familiari, fra cui la potentissima cognata del Pontefice, la famigerata Donna Olimpia Maidalchini.
Più in basso, quattro statue giganti simboleggiano i fiumi Rio de la Plata, Nilo, Gange e Danubio. Chiaramente i 4 fiumi alludono alle 4 parti del mondo su cui si esercita l’autorità universale del Papa, per la verità notevolmente ridimensionata non solo dell’affermazione della Riforma, ma anche dal recentissimo Trattato di Vestfalia stipulato nel 1648 per porre fine alla Guerra dei Trent’anni.
Sia lo scoglio, sia le 4 statue non furono scolpite dal Bernini, il cui estro e la cui abilità come architetto e scenografo si espressero nella concezione generale dell’opera.
L’idea di rappresentare i fiumi in forma allegorica deriva chiaramente dall’antichità. Basti pensare, ad esempio, alle statue del Tevere e del Nilo che si trovano al Campidoglio e che provengono dalle Terme di Costantino. Ciò prova che lo stile barocco non rigetta il classico, ma lo rielabora e lo trasforma nel senso della grandiosità e della meraviglia, sacrificando la misura e la compostezza.
Il Danubio (Europa) indica lo stemma del Papa Pamphili;
il Nilo (Africa) si copre il volto non per non guardare la chiesa del Borromini, come sostiene una diceria cronologicamente infondata, ma perché le sue sorgenti non erano ancora state scoperte;
il Rio de la Plata (America) ha un sacco di monete che simboleggiano il colore argenteo delle sue acque;
infine il Gange (Asia) tiene in mano un remo in riferimento alla navigabilità.
Completano la scenografia barocca, oltre alle piante, 7 animali: il leone, il cavallo, il coccodrillo, il serpente di mare, il serpente di terra, il delfino, il drago.
La complessità della rappresentazione ha dato origine a molte interessanti speculazioni sulla natura ‘occulta’ del messaggio in essa implicito, non certo prive di fondamento, visto che a Roma in quel tempo fiorivano le dottrine e le pratiche esoteriche.
Ma in ogni caso è ovvio che lo scopo principale del Bernini era quello di suscitare la meraviglia dell’osservatore.
Una meraviglia che dura ancora oggi, vandali permettendo…..

Ipogeo di Via Livenza

1923: la costruzione di una palazzina, nei pressi dell’odierna Via Po (quindi non lontano dall’antica Via Salaria), porta alla scoperta di un edificio un po’ misterioso di età romana, comunemente denominato “ipogeo di Via Livenza”. Da un punto di vista archeologico, ci troviamo chiaramente nell’area del “sepolcreto salario”, cioè in una zona cimiteriale.
Si tratta di un’aula allungata absidata e di ambienti secondari, forse di servizio. La parte conservata visibile si limita ad una relativamente piccola area trapezoidale.
La funzione precisa dell’edificio, datato alla seconda metà del IV secolo d. C. sulla base del tipo di muratura, è ancora in discussione. La presenza di una vasca piuttosto profonda ha fatto pensare a un antico battistero. Ma le ipotesi sono molte.
Vi si accede tramite una scala che conserva ancora alcuni gradini originari. In effetti, l’edificio era sotterraneo sin dalle origini.
Scesa la scala, ci si trova in un ambiente di forma irregolare, chiuso da muri molto alti e poco illuminati che mostrano chiaramente sovrapposizioni di epoche diverse. Fin qui, nulla di particolarmente eccitante.
Ma sul lato sinistro (lato nord), per fortuna molto illuminato, si apre al visitatore un vero spettacolo archeologico: archi, pitture in gran parte ben conservate e una vasca rettangolare profonda due metri e mezzo accessibile, entro certi limiti, tramite 4 gradini piuttosto stretti.
Una meraviglia!
Particolarmente interessanti sono il frammento di un mosaico, sul lato sinistro del fondo dell’aula, che forse rappresenta San Pietro nell’atto di far scaturire l’acqua da una pietra per battezzare un centurione, e (sulla parete di fondo) la rappresentazione ad affresco, molto dinamica e armoniosa, di Diana cacciatrice con due cervi.
Se l’interpretazione del frammento di mosaico è giusta, ci troviamo di fronte alla coesistenza di elementi pagani e cristiani. Come si spiega?
Si può trattare di una forma di sincretismo religioso e filosofico nello stesso tempo, all’epoca molto diffuso.
Comunque sia, qui la bellezza e il mistero dominano….

Per approfondire:

http://www.sovraintendenzaroma.it/i_luoghi/roma_antica/monumenti/ipogeo_di_via_livenzacristiano.
https://it.wikipedia.org/wiki/Ipogeo_di_via_Livenza
http://www.romasotterranea.it/ipogeodivialivenza.html
http://www.sotterraneidiroma.it/visite-virtuali/item/ipogeo-di-via-livenza

(Foto di Pietro Massolo)

INSULA ROMANA DI SAN PAOLO ALLA REGOLA

Si tratta di un complesso archeologico scoperto in seguito a lavori di ristrutturazione eseguiti dal Comune di Roma tra il 1978 ed il 1982 in fabbricati di sua proprietà.
Si trova precisamente nell’area compresa tra la Chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini e Via del Conservatorio, nel rione Regola.
Le strutture di età romana si sviluppano su ben 4 livelli, due dei quali sotterranei rispetto al livello stradale attuale. I piani superiori sono occupati da una Biblioteca comunale e da abitazioni private.
L’urbanizzazione dell’area in questione, compresa nel Campo Marzio, cominciò nella tarda età repubblicana e proseguì nell’età imperiale sicuramente fino a Costantino.
Fra gli interventi edilizi più rilevanti dobbiamo ricordare soprattutto la costruzione, in età domizianea, di una serie molto vasta di magazzini che si estendevano parallelamente al Tevere, forse da identificare con gli Horrea Vespasiani. Successivamente vi vennero costruite abitazioni private. Il passaggio da strutture pubbliche mastodontiche ad edifici di uso abitativo dimostra ovviamente un mutamento profondo della struttura socio-economica ed istituzionale dell’Urbe iniziato molto prima della caduta dell’Impero Romano.
Tutto il complesso edilizio seguì le tristi sorti dell’Impero e fu in gran parte interrato in seguito a crolli ed alluvioni.
Dopo una chiara fase di stasi corrispondente al lungo periodo altomedioevale, una vera e propria ripresa edilizia è documentabile, non a caso dopo la rinascita dell’Anno Mille, a partire dall’XI-XII secolo con la costruzione prima di una casa-torre, tuttora visibile, e poi di una serie di numerose abitazioni concentrate in tutto il poco spazio disponibile. Queste strutture medioevali vennero impostate al di sopra degli edifici romani e quindi comportarono un progressivo innalzamento del livello del complesso.
Nell’area attualmente visitabile, sotto Palazzo Specchi, troviamo due ambienti in opus latericium e due stanze con pavimentazione a mosaico.
Il sito archelogico è molto interessante anche perché consente di capire non solo lo sviluppo urbanistico di una zona del Campo Marzio, ma anche l’evoluzione delle tecniche costruttive dal periodo imperiale fino al Basso Medioevo ed oltre.
Si deve osservare, a questo proposito, che dopo la fine dell’Impero Romano d’Occidente e soprattutto a causa del taglio degli acquedotti durante la guerra greco-gotica (535-553), quasi tutta la popolazione di Roma dovette trasferirsi nell’area del Campo Marzio e nella regione di Trastevere per poter utilizzare l’acqua del fiume in mancanza di altre fonti di approvvigionamento (a parte l’acqua piovana raccolta nei pozzi).  Questo spiega perché proprio nelle aree adiacenti alle sponde del Tevere possiamo osservare uno sviluppo urbanistico quasi continuo per tutti i secoli del Medioevo, che si sovrappose alle rimanenze di età romana, soprattutto dopo la ripresa generale del secolo XI.

IL PROBLEMA DELLE ORIGINI DI ROMA-SPUNTI DI RIFLESSIONE 

La tradizione relativa a Romolo e Remo è sicuramente piuttosto tarda rispetto all’epoca della fondazione ufficiale, posta nel 753 a. C. dall’erudito Varrone, un contemporaneo di  Giulio Cesare.
Inoltre, i primi 4 re di Roma sono probabilmente leggendari.
Quindi la storia di Roma come centro urbano dovrebbe iniziare con i re etruschi, ai quali certamente è da attribuire la creazione di una vera e propria città. Mi riferisco in particolare al prosciugamento dell’area del Foro e alla costruzione delle famose Mura Serviane. Infatti la parola Roma è molto probabilmente di origine etrusca.
Quindi il nome Roma non deriva da Romolo, ma è piuttosto vero il contrario.
Risulta chiaro che la questione è molto più complicata di quanto possa sembrare.
Stando ai più recenti e accreditati studi, risulta che Roma nasce dalla fusione progressiva dei villaggi formatisi nel tempo sui “sette colli” che emergono all’interno di un territorio molto paludoso e insalubre. Ma è difficile stabilire una precisa cronologia. 
Questo territorio, caratterizzato da una pianura paludosa e da moltepluci arre collinari, più adatto alla pastorizia che all’agricoltura, possiede però tre elementi importantissimi e direi decisivi: la presenza di acqua in abbondanza, un fiume molto lungo e dal corso abbastanza costante (quindi utilizzabile per il trasporto di merci) e un importante guado.
La leggenda della fondazione si è formata grazie ad un processo detto di “condensazione” dei fatti. In sostanza, la memoria storica è stata condensata in una “leggenda” organica e compiuta (sia pure con alcune varianti), diciamo così, che però contiene elementi fattuali e non puramente fantasiosi.
Il dato forse più interessante è che le ricerche archeologiche hanno dimostrato la presenza di un villaggio di capanne i cui resti sono ancora visibili sul Palatino, nei pressi della Casa di Augusto, risalente più o meno al IX secolo a. C., il che conferisce un certo credito alla tradizione della fondazione della città detta “romulea” proprio sul Colle Palatino.
Aggiungo che ancora prima della nascita di Roma l’area attorno all’Isola Tiberina era sicuramente già molto frequentata, anche se non urbanizzata, per la presenza dell’importantissimo guado del Tevere. In quel punto, infatti, s’incrociavano le principali vie che attraversavano la penisola italica da nord a sud e da est a ovest.
La leggenda di Ercole e Caco, riportata da Virgilio nell’Eneide, è secondo me la prova di una presenza, già in età preromana, di un’attività di allevamento e soprattutto di vendita di bestiame. Infatti quell’area si chiama FORO BOARIO!
 https://massolopedia.it/?page_id=1043
Io sono convinto che la prima radice di Roma, intesa come centro urbano, sta proprio lì.

 

I VANDALI SPADRONEGGIANO A ROMA

Alcuni giorni fa alcuni ‘esseri’ hanno danneggiato l’elefantino di Piazza della Minerva.
Che ci siano in giro ‘esseri’ del genere lo abbiamo sempre saputo.
Il problema è un altro.
Il problema è politico.
Poco tempo fa era toccato alla barcaccia.
Che cosa è cambiato da allora?
Niente. Evidentemente niente.
Che cosa  fa la  Neo-Sindaca per difendere il nostro patrimonio  culturale?
E i Vigili Urbani cosa  fanno?
E le Forze dell’Ordine cosa  fanno?
E il Prefetto cosa  fa?
A chi tocca la difesa dei monumenti?
A nessuno, a quanto pare….
Però le tasse le  paghiamo…..
Basta con questa vergogna!
BIsogna reagire.
Dobbiamo  fare qualcosa se le Istituzioni sono assenti.
Dobbiamo creare comitati di quartiere autonomi per difendere  la Storia e la  Bellezza di Roma.
Dobbiamo creare una guardia autonoma, una guardia civile che abbia  il compito di sorvegliare i monumenti.
Sgarbi dice che ci vuole l’Esercito. Ha ragione.
Mandiamo i soldati nel Centro Storico.
Il problema è che evidentemente alle Istituzioni non frega niente.
Se non ci mandano nemmeno i vigili urbani figuriamoci se ci mandano le forze armate!
Quindi forse noi Romani dobbiamo  fare da soli.
Come disse Woytila…damose da fa’, semo Romani!