PALAZZO ALTEMPS

La formazione del complesso residenziale noto come Palazzo Altemps, che oggi è una delle 4 sedi del Museo Nazionale Romano, è stata molto lunga. Iniziata in età romana, si è conclusa verso la fine del Cinquecento.
Il Palazzo deve il suo nome al cardinale austriaco Marco Sittico Altemps, il cui vero nome era Markus Sittikus von Hohenems, che lo acquistò nel 1568 e lo fece ristrutturare.
Si tratta di uno dei Musei più importanti di Roma sia per la quantità, sia per la qualità delle opere esposte, provenienti in massima parte dalle collezioni Altemps e Ludovisi.
Particolarmente famosi sono il Trono Ludovisi, il Galata suicida ed il sarcofago Grande Ludovisi.
Molto interessante è anche la piccola chiesa fatta costruire all’interno del palazzo dal nipote del cardinale Altemps, Giovanni Angelo, all’inizio del Seicento, per ospitare le spoglie del papa e martire del II secolo Sant’Aniceto. Si tratta di un vero gioiello barocco.

(Foto di Pietro Massolo)

 

OSSA, SANTI, MADONNE E MADONNELLE

Nella Città Eterna la devozione popolare ha sempre avuto una predilezione per il culto dei Martiri e della Madonna.
Roma è una città di Martiri: pensiamo a Sant’Agnese, le cui reliquie sono conservate in parte a Piazza Navona, nella chiesa a lei dedicata, ed in parte sulla Nomentana (dove infatti era stata sepolta); a Santa Cecilia, i cui resti mortali furono traslati nell’omonima chiesa dalla catacomba di San Callisto…..
Proprio il culto dei Martiri, esploso dopo la fine delle persecuzioni, rappresenta nel modo più chiaro ed evidente la radicale trasformazione della mentalità popolare nei confronti della morte, bene evidenziata da Philippe Ariès nel suo magistrale saggio “Storia della Morte in Occidente”.     Nel mondo romano la morte era tenuta lontana, come dimostra il fatto che, in base alle Leggi delle XII Tavole (451 a. C.), all’interno della città i morti non potevano essere sepolti e neppure cremati. Invece con l’affermazione del Cristianesimo la situazione si ribalta totalmente perché il fedele, sia in vita che dopo la morte, cerca un rapporto diretto e ravvicinato con i resti dei Martiri, che vengono addirittura trasferiti in città all’interno delle chiese. Le chiese stesse diventano luoghi di sepoltura.

Altrettanto, se non maggiormente, importante è il culto mariano. Nel corso dei secoli Roma ha visto il moltiplicarsi non solo delle sacre icone “ufficializzate”, per così dire, della Vergine conservate nelle Chiese “storiche” (si vedano ad esempio l’Aracoeli e S. Maria del Popolo), ma anche di quelle pittoresche edicole sacre contenenti l’immagine della Madonna, in molti casi non prive di un certo valore artistico. Le edicole mariane di Roma, dette comunemente “Madonnelle”, sono ancora oggi numerosissime, e sostanzialmente hanno svolto nei secoli il ruolo di protettrici di determinati punti significativi della città o di palazzi nobiliari, lo stesso ruolo che era stato in precedenza svolto dalle divinità “pagane”. Nell’Ottocento le Madonnelle erano più di 1500 mentre ora ne sono rimaste circa 600.

Non sappiamo quale sia stata esattamente la prima chiesa dedicata a Maria, forse S. Maria in Trastevere, ma è chiaro che la  Madre di Dio ha in un certo senso sostituito le divinità femminili del pantheon pagano dopo la proscrizione definitiva del politeismo avvenuta verso la fine del IV secolo. Basti pensare, tanto per fare un esempio, al fatto che la chiesa dell’Ara Coeli sorse dove si trovava il tempio dedicato a Giunone….

Sitografia:

http://www.diocesidiroma.it/quante-sono-le-madonnelle-di-roma/

http://roma.andreapollett.com/S2/romac13i.htm

Monte Mario

« Hinc septem dominos videre montes. Et totam licet aestimare Romam. »
(Marco Valerio Marziale)

Roma-monte mario.jpg
 
https://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Mario#/media/File:Roma-monte_mario.jpg

In senso strettamente geografico, Monte Mario è il colle più alto di Roma (139 metri) e si trova sulla riva destra del Tevere, nell’area nord-occidentale della città. Ovviamente, non fa parte dei canonici “Sette Colli”, argomento al quale ho dedicato uno studio molto sintetico: https://massolopedia.it/?page_id=592. Sulla sua cima passa, com’è noto, il “primo meridiano” d’Italia. L’area occupata da Monte Mario è talmente vasta da essere compresa in ben tre Municipi: I, XIV e XV, e si estende nei quartieri Trionfale, Della Vittoria, Balduina, Belsito e Primavalle. Si comprende, quindi, quanto sia complessa la definizione precisa di questa parte di Roma dal punto di vista urbanistico, toponomastico e amministrativo.

Grazie alla sua altezza e alla sua posizione, Monte Mario offre splendidi panorami non solo dell’Urbe, ma anche dei monti che circondano la città e quindi è stato sempre il vero paradiso dei pittori “vedutisti”.
L’origine del nome è ancora oggetto di discussione. Ci sono varie ipotesi.
Potrebbe derivare da mare, sia perché vi si trovano conchiglie fossili di un lontano passato, sia perché da alcuni punti si può vedere il mare.
Altri lo fanno derivare da Mario Mellini, l’umanista al quale appartenne la famosa Villa Mellini o “Millina”, fatta costruire da suo padre Pietro fra il 1460 e il 1476, ora sede dell’Osservatorio Astronomico.
Un’altra ipotesi, poco accreditata, attribuisce l’origine del nome all’entrata trionfale del condottiero Caio Mario dopo la vittoria sui Cimbri nell’anno 101 a. C.
Nel Medioevo il colle era detto Monte Malo, cioè Monte Malvagio, per via dell’esecuzione del patrizio Giovanni Crescenzio ordinata dall’Imperatore Ottone III nel 998 (o forse, secondo un’altra tradizione, perchè abitato da gente non affidabile). Dante, nel XV Canto del Paradiso, usa questa denominazione per indicare Roma:

Non era vinto ancora Montemalo
dal vostro Uccellatoio, che, com’è vinto
nel montar sù, così sarà nel calo.
 
Paradiso, XV, 109-111

Con questi versi, fatti pronunciare dall’avo Cacciaguida, Dante intende dire che Firenze (Uccellatoio), prima ancora di riuscire a superare Roma (Monte Malo) in grandezza e importanza, finirà in malora a causa della sua decadenza morale. “Uccellatoio” è un poggio a nord di Firenze. Si tratta chiaramente di una “sineddoche”: la parte per il tutto.

Ma era anche denominato Mons Gaudius (o “Gaudii”, genitivo di Gaudius) perchè da qui i pellegrini, stremati per il viaggio lungo la Via Francigena, esultavano vedendo per la prima volta la città di Pietro.
A partire dal Rinascimento, il colle fu uno dei luoghi preferiti per la costruzione di ville suburbane, tra le quali dobbiamo ovviamente citare la splendida, anche se incompiuta, Villa Madama, opera del sommo Raffaello Sanzio.

Agli inizi del Novecento, il territorio, attraversato dalla Via Trionfale, era ancora sostanzialmente parte dell’Agro Romano. Vi si trovavano aziende agricole, ville, chiese, istituti religiosi e un edificio militare noto come Forte Trionfale, costruito dopo il 1877 per la difesa di Roma sul lato nordoccidentale. Nello stesso periodo, lungo l’attuale Via della Pineta Sacchetti venne costruito anche Forte Braschi.                                                        Possiamo dire che la costruzione della ferrovia Roma-Viterbo (1894), più o meno parallela alla Via Trionfale, costituì il fondamentale presupposto dell’urbanizzazione del territorio. Infatti, lo sviluppo abitativo seguì sostanzialmente il percorso della ferrovia e dell’antica strada di origine romana.
Comunque, la vera e propria urbanizzazione di Monte Mario è avvenuta nel ‘900, a partire dagli anni Venti. Ciò ha comportato, ovviamente, la perdita irreparabile di vastissime aree verdi e anche di numerosissimi reperti archeologici, rinvenuti proprio nel corso dei lavori. A questo proposito, non si può non menzionare il famoso “Ipogeo degli Ottavi”, una tomba a camera, per fortuna conservata e visitabile, da cui prende nome la borgata che proprio al momento della scoperta (1920) cominciava a formarsi.

Anche il Quariere Balduina cominciò a formarsi negli anni ’20, inizialmente rispettando un progetto che prevedeva l’edificazione di villini e palazzine con giardino, che venne però abbandonato negli anni ’50, quando prevalse l’ediizia “intensiva”.

Il Quartiere Trionfale è uno dei primi 15 quartieri di Roma, nati prima della Grande Guerra, anche se istituiti ufficialmente nel 1921. Prende il suo nome, ovviamente, dall’omonima strada. Storicamente, è legato infatti ai pellegrinaggi medioevali, di cui costituisce oggi un’importantissima testimonianza la piccola Chiesa di San Lazzaro.

L’edificazione di Primavalle, invece, avvenne negli anni ’30, nel quadro di un piano di realizzazione di nuove borgate atte ad ospitare le famiglie costrette ad abbandonare le proprie case in seguito agli sventramenti ordinati dal regime fascista (tra i quali dobbiamo ricordare in particolare quello di Borgo Pio per l’apertura di Via della Conciliazione). Da notare che Primavalle, soprattutto a partire dagli anni ’70, si è allargata enormemente ed in modo piuttosto disordinato a causa della massiccia immigrazione. Parlando in generale, possiamo dire che il processo di urbanizzazione dell’Agro Romano è andato avanti in modo costante e in molti casi fuori controllo, attraverso il ben noto fenomeno dell’abusivismo edilizio, nonostante i tentativi di una pianificazione regolare. Basti pensare al fatto che la Deliberazione del Consiglio Comunale del 31-7-1978 riportava un dato davvero significativo: il volume residenziale abusivo complessivo dell’allora XIX Circoscrizione (oggi XIV) era pari a più del 10 per cento del totale!

Il principale “nucleo storico” di Monte Mario, comunque, va individuato essenzialmente nel tracciato iniziale della Via Trionfale, corrispondente ad un’antica via romana, di cui peraltro non si sa molto. Non a caso, la giustamente famosa “guida rossa” del Touring, prima di parlare di Monte Mario, traccia la storia di questa strada sicuramente molto antica, forse addirittura preromana. Il percorso parte da Largo Trionfale e arriva in cima al Colle, dove si trova l’Osservatorio.
Fra gli interventi urbanistici più importanti, dobbiamo menzionare:

gli impianti della Rai di via Cadlolo, che ospitano il primo centro trasmittente, attivo dal 1937 (Quartiere Della Vittoria);

l’Ospedale San Filippo Neri, lungo la Via Trionfale, costruito nel 1940 e ampliato negli anni ’60;

l’Ospedale Gemelli, nato nel 1964 nell’ambito dell’Università Cattolica del Sacro Cuore fondata nel 1921 (Quartiere Trionfale);

l’ex Ospedale Pscichiatrico Santa Maria della Pietà, iniziato nel 1909, oggi sede del Municipio Roma XIV; 

il famoso Albergo Hilton, la cui edificazione, nei primi anni ’60, in deroga al piano regolatore, suscitò un vespaio di polemiche.

Nonostante la vorticosa e spesso irregolare urbanizzazione, sono state conservate grandi aree verdi.

Tra esse, vorrei limitarmi a citare l‘area naturalistica di più di 200 ettari, nota come Riserva Naturale di Monte Mario, che costituisce uno dei grandi polmoni verdi di Roma.
La Riserva di Monte Mario  è interessantissima sia dal punto di vista naturalistico, sia sul piano storico-monumentale. Sono presenti specie vegetali autoctone che rientrano nella tipica “macchia mediterranea”, ma anche specie introdotte dall’uomo. Il Regno Animale è rappresentato, tra l’altro, da mammiferi come il riccio, uccelli come la civetta, anfibi e rettili. Per gli amanti del birdwatching e in generale delle lunghe passeggiate nel verde ci sono ben 5 “sentieri natura”.
Nell’area della Riserva sono presenti ville “storiche” molto importanti:  a parte le già citate Villa Mellini e Villa Madama, ricordiamo l’ottocentesca Villa Mazzanti e Villa Miani.

Un discorso a parte merita la già citata Via Trionfale. Si tratta di una strada antichissima, addirittura preromana, probabilmente, che collegava il Lazio con l’Etruria meridionale. Era la strada percorsa dai generali che entravano trionfalmente nell’Urbe (donde il nome), dai barbari nel periodo di decadenza dell’Impero, dagli imperatori germanici e naturalmente dai pellegrini che entravano nella Città di Pietro dopo aver seguito il tracciato della famosa Via Francigena. Seguendo l’omonima via moderna, che ricalca il percorso di quella antica, si possono vedere vestigia del passato estremamente interessanti.

LE TORRI MEDIOEVALI DI ROMA

Il periodo delle torri è, ovviamente, il Medioevo. Si tratta di costruzioni, in massima parte purtroppo perdute, che rappresentano una chiara testimonianza di un assetto socio-economico, di tipo sostanzialmente feudale, durato secoli, basato sulla prevalenza di famiglie nobiliari che si contendevano il potere e lo spazio urbano. Ognuna di queste grandi famiglie possedeva in effetti un territorio, all’interno del quale la torre rappresentava il suo potere e il suo prestigio. Si ritiene che nel periodo medioevale siano state costruite circa 300 torri, alle quali vanno aggiunte quelle delle Mura Aureliane (  https://massolopedia.it/?page_id=1259 ).
A parte bisogna considerare anche i campanili delle chiese, vero vanto architettonico della città. Dobbiamo tener presente che la città medioevale era molto più piccola non solo, ovviamente, di quella attuale, ma anche di quella antica. Sappiamo che in età imperiale Roma aveva circa un milione di abitanti, mentre verso la fine del Medioevo il numero era ridotto a ventimila. Questo dato è molto significativo. Dal punto di vista spaziale, l’area urbana era concentrata lungo le rive del Tevere, soprattutto a causa del taglio degli acquedotti avvenuto durante la guerra greco-gotica (535-553). Quindi il numero delle torri era veramente grande.
Nel corso del XV secolo, cioè nel Rinascimento, il modello abitativo-difensivo nobiliare della torre cadde in disuso per tutta una serie di fattori sociali, politici e culturali. Il potere delle grandi famiglie venne soppiantato dal progressivo consolidamento della monarchia papale, che riuscì ad imporre nella città un ordinamento politico-amministrativo più stabile e soprattutto più accentrato. Si tratta di un processo politico che corrisponde, anche cronologicamente, all’affermazione delle grandi monarchie nazionali.
La casa-torre venne sostituita dal palazzo, fondamentalmente basato sul modello toscano. Gli esempi più importanti in tal senso sono Palazzo Venezia e il Palazzo della Cancelleria.
Sono rimaste circa 50 torri delle 300 medioevali. Un numero esiguo, purtroppo, ma comunque sufficiente per avere un’idea chiara dell’assetto urbanistico di Roma nel Medioevo. Non tutte, peraltro, sono ben visibili, perché molte sono state inglobate in palazzi posteriori.
Ma questo rende, sotto certi aspetti, ancora più stimolante il viaggio nella Roma medioevale….
 

Per approfondire:
 

LE MURA AURELIANE

Molti secoli dopo la costruzione delle mura ‘serviane’, a causa dell’allargamento della città e della sempre più forte pressione militare dei barbari, tra il 271 ed il 275 l’imperatore Aureliano fece costruire una nuova cinta muraria, lunga quasi 19 kilometri.
Le nuove mura, dette dal nome del loro costruttore ‘aureliane’, notevolmente più lunghe di quelle ‘serviane’, comprendevano aree non incluse fino a quel momento nel perimetro cittadino, tra cui la zona di Trastevere (‘Transtiberim’) ad ovest e le Terme di Caracalla a sud-est.
La tecnica muraria era quella nota come ‘opus latericium’: paramenti di mattoni che contenevano la massa cementizia sulle due facce interna ed esterna. Per accelerare i lavori e risparmiare i materiali, gli ingegneri di Aureliano inglobarono nel perimetro murario anche grandi edifici, tra cui la Piramide Cestia ed il Mausoleo di Adriano, e lunghi tratti di acquedotti appositamente modificati.
Lo spessore medio delle nuove mura era pari a circa 3 metri e mezzo. L’altezza variava fra i 6 e gli 8 metri. Ogni 30 metri c’era una torre che serviva alla sorveglianza ed ospitava le ‘baliste’, maneggevoli e potenti armi da lancio.
Lungo il perimetro delle mura si aprivano grandi porte destinate al passaggio di uomini e carri, in corrispondenza delle principali vie consolari. Porte più piccole dette ‘posterule’ servivano al traffico locale.
All’inizio del IV secolo, Massenzio effettuò lavori di rafforzamento e restauro, usando un tipo di tecnica muraria molto particolare e facilmente riconoscibile, nota come ‘opus listatum’: tufelli alternati a file di mattoni.
Circa 100 anni dopo, l’imperatore Onorio, su consiglio del capo dell’esercito Stilicone, attuò un grande lavoro di rafforzamento: innalzamento delle mura, creazione di torri semicilindriche accanto alle porte principali, riduzione del numero dei fornici, creazioni di corti interne con mura e controporta.
L’intervento di Onorio si rese necessario a causa della grave minaccia costituita dai Visigoti, a malapena fronteggiata da un esercito ormai gravemente indebolito soprattutto a causa della crisi demografica, che aveva reso necessario l’arruolamento sempre più massiccio di milizie barbariche.
Disgraziatamente, l’opera grandiosa di Onorio non servì ad evitare l’entrata dei Visigoti ed il disastroso saccheggio della città nel 410.

 

(Foto di Pietro Massolo)