L’ORIGINE DELLA NATURA MORTA IN ITALIA. CARAVAGGIO E IL MAESTRO DI HARTFORD

Con la ‘Canestra’ del 1597-1599, conservata alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano, Caravaggio ha sotto molti aspetti creato il genere della ‘natura morta’, nel senso che ha dato a questo  tipo di rappresentazione, ovviamente molto antico, un significato ed un valore del tutto nuovi.
Al cosiddetto ‘Maestro di Hartford’, un misterioso pittore che operava nella stessa bottega del Cavalier d’Arpino in cui lavorava il Merisi negli ultimi anni del ‘500, viene attribuito il ruolo molto importante di divulgatore del nuovo genere.
Di questo artista ancora  anonimo sono esposte opere significative del periodo a cavallo tra il XVI e il XVII secolo.
Per la verità, vari studiosi fino a non molto tempo fa identificavano ancora il Maestro di Hartford con Caravaggio, il che sicuramente rende l’esposizione ancora più attraente per gli appassionati.
Ma sono visibili anche opere di quei ‘naturamortisti’ che hanno in vario modo recepito la lezione dell’ancora ignoto maestro, protagonista di un vero e proprio ‘giallo’ della Storia dell’Arte…..
Alla Galleria Borghese fino al 19 febbraio.
http://galleriaborghese.beniculturali.it/index.php?it/1/home

 

L’AQUILA: ARTE SACRA

“La Fondazione Carispaq presenta la mostra MEMORIA E APPARTENENZA – arte sacra all’Aquila tra il XV e il XIX secolo nella collezione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila – BPER Banca…”
Quattordici opere per 400 anni di storia.
Un evento che non bisognerebbe perdere, anche perché si tratta di un contributo importante alla rinascita dell’Aquila, dopo il catastrofico terremoto del 2009, attraverso l’esposizione di una parte della sua memoria storica.
All’Auditorium Sericchi fino al 5 febbraio.

JHERONIMUS BOSCH

Dopo un accurato restauro sono state alcuni mesi fa presentate a Venezia due importanti opere del pittore olandese Jheronimus Bosch (1453-1516): il Trittico di Santa Liberata e le Visioni dell’Aldilà. Una dimostrazione ulteriore della perenne attualità di questo artista, del quale è il caso di parlare per cercare di capire il significato della sua opera.
Bosch è stato senza ombra di dubbio uno dei più visionari ed originali artisti di tutti i tempi, al punto che della sua opera sono state date interpretazioni molto divergenti, basate anche sulla psicoanalisi.
Leggiamo due interessanti giudizi critici che troviamo in wikipedia:
“La caratteristica veramente sconcertante della pittura di Bosch è che, nonostante tutta la profusione di realismo, quasi fin dall’inizio esso si sforza di esprimere l’immateriale. »
(Hieronimus Bosch di A. Linfert (1959))
« Bosch evoca un male immateriale, un principio di ordine spirituale che deforma la materia, un dinamismo che agisce in senso contrario a quello della natura. »
(Jérome Bosch di L. van de Bossche (1944))

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Hieronymus_Bosch

Bosch è stato certamente un pittore realista, in questo pienamente inserito nella tradizione artistica della sua terra (che allora si trovava sotto la dominazione asburgica). Nello stesso tempo, però, il suo realismo, molto attento alla descrizione minuziosa dei particolari, si esprimeva con un linguaggio figurativo estremamente stilizzato, al punto da rappresentare una sorta di caricatura dell’umanità.
Si tratta, in effetti, di un’interpretazione molto personale dello stile comunemente chiamato ‘gotico internazionale’, che continuava ad essere apprezzato mentre in Italia si era ormai affermato lo stile nuovo del Rinascimento.
In verità Bosch non intendeva rappresentare la realtà in senso puramente ‘oggettivo’. Anticipando di secoli Van Gogh e l’espressionismo, egli intendeva mostrare la verità nascosta, il dramma spirituale dell’uomo in perenne conflitto con la tentazione del peccato.

JEAN MICHEL BASQUIAT

Al Chiostro del Bramante, fino al 2 luglio, possiamo ammirare (o criticare: in questo caso dipende proprio dai gusti) 100 lavori di un grande della ‘street art’, uno dei protagonisti della cultura e della società newyorkese degli anni ’80.
Jean-Michel Basquiat (1960-1988) ha avuto indubbiamente un ruolo di primo piano nell’affermazione e nel riconoscimento del graffitismo come forma d’arte riconosciuta a livello internazionale.
Come Haring, Basquiat fu molto influenzato dai cartoni animati televisivi.
La sua biografia appare chiaramente come un tipico mix di difficoltà adolescenziali di varia natura, genio precoce, sregolatezza ed incontri determinanti (come quello decisivo con Andy Warhol, suo nume tutelare, in un ristorante del quartiere Soho).
I tratti distintivi della sua arte sono le immagini tendenzialmente infantili e l’utilizzo delle parole inserite come parte integrante dell’opera, una chiara influenza derivante dal mondo del fumetto.
Jean-Michel_Basquiat_1

 

JEAN ARP

Jean Arp (1887-1966) fu tra i fondatori del Dadaismo, un movimento culturale nato nel 1916, quindi nel pieno della Grande Guerra (ma in Svizzera, paese neutrale), il cui scopo principale era quello di distruggere tutte le convenzioni artistiche esaltando la libertà creativa assoluta.
La ribellione dei dadaisti andava tuttavia ben oltre la concezione dell’arte, investendo tutta la cultura europea, colpevole di aver fatto sprofondare il mondo nella catastrofe del conflitto.
Dopo la guerra, Arp aderì prima al movimento surrealista e poi a quello astrattista. Ma rimase sempre legato ai dettami fondamentali del dadaismo.
Artista completo ed instancabile sperimentatore, Arp a partire dagli anni ’30 si dedicò prevalentemente alla scultura.
Negli anni ’50 la sua opera cominciò ad ottenere importantissimi riconoscimenti internazionali.
Alla base di tutta la sua produzione sta l’esaltazione della casualità contrapposta alla razionalità. Il caso rappresenta per Arp l’essenza non solo della creatività artistica, ma della vita in generale.
La mostra merita una visita non solo per le opere di Arp. Particolarmente originale e stimolante è l’allestimento curato dall’architetto Francesco Venezia.
Bisogna anche dire che si conferma la validità della scelta culturale di proporre un artista moderno all’interno di un museo archeologico.
Alle Terme di Diocleziano fino al 15 gennaio.

HOKUSAI

Il 12 ottobre è iniziata l’esposizione delle opere di Hokusai e dei suoi seguaci nel Museo dell’Ara Pacis.
http://www.arapacis.it/mostre_ed_eventi/mostre/hokusai_sulle_orme_del_maestro

Il pittore giapponese Hokusai (1760-1849) è stato il grande e indiscusso Maestro dello stile detto “ukiyoe”, che tradotto significa (più o meno) “immagine del mondo fluttuante”.
Famoso soprattutto per la raccolta di stampe intitolata “Trentasei vedute del Monte Fuji” (che subito fa pensare per analogia alle trenta vedute della Cattedrale di Rouen di Monet), Hokusai fu un artista completo e molto moderno, anche perchè si cimentò in generi di solito considerati meno rilevanti nella Storia dell’Arte, come l’illustrazione di libri gialli e per ragazzi.
L’importanza storico-culturale di Hokusai va ben oltre l’ambito del Giappone. Le sue opere furono, infatti, un’importante fonte d’ispirazione per i grandi maestri dell’Impressionismo.
Infatti, se è vero che gli impressionisti francesi determinarono una svolta radicale e la nascita di quella che viene comunemente definita “arte moderna”, è anche vero che la scoperta dell’arte orientale e di Hokusai in particolare ebbe un ruolo importantissimo in questa svolta, soprattutto dal punto di vista del concetto estetico generale.
Mi riferisco in particolare alla cosiddetta “stesura piatta”, cioè all’abbandono della prospettiva e del chiaroscuro, preponderanti nella pittura “accademica”, e alla ricerca di una rappresentazione il più possibile aderente al momento irripetibile di una realtà sempre mutevole. Si veda, a questo proposito, la famosa opera “La grande onda di Kanagawa”.
Non c’è un vero studio prospettico, manca il chiaroscuro, i colori sono netti. Fa pensare alle opere grafiche di Toulouse-Lautrec.
E che cosa c’è di più mutevole di un’onda marina?

Copia di ignoto tratta da Wikipedia
https://it.wikipedia.org/wiki/Katsushika_Hokusai#/media/File:The_Great_Wave_off_Kanagawa.jpg

Per approfondire:
http://sakuramagazine.com/hokusai-larte-di-hokusai-influenza-anche-loccidente/
http://www.treccani.it/enciclopedia/katsushika-hokusai/
http://www.treccani.it/enciclopedia/hokusai_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/
http://www.treccani.it/enciclopedia/ukiyo-e/
https://it.wikipedia.org/wiki/Katsushika_Hokusai
https://it.wikipedia.org/wiki/Henri_de_Toulouse-Lautrec#Toulouse-Lautrec_grafico

GIOVANNI BOLDINI

Dal 4 marzo al 16 luglio il Vittoriano ospiterà un’importante mostra dedicata al pittore ferrarese Giovanni Boldini (1842-1931), considerato come uno dei protagonisti della Belle Époque.
Dopo una lunga e completa formazione artistica a Ferrara e a Firenze e varie esperienze anche fuori d’Italia, nel 1871 si trasferisce stabilmente a Parigi, che può essere considerata la sua seconda patria.
Il giudizio di Berenson è molto chiaro ed utile per capire il senso generale della sua opera
“Era un artista ultra chic, in suo modo particolare, specialmente quando ritraeva lungiformi signore dell’alta società internazionale che appaiono dipinte come sotto un vetro traslucido. Esperto di quel mondo e della letteratura francese che lo ha rappresentato, interpretava molto bene la più alta eleganza femminile in un’epoca in cui era anche troppo rivestita dagli artifici dei sarti e delle modiste, figurativamente legata in pose ambigue che stanno tra il salotto e il teatro. Ma quei ritratti hanno un forte potere d’incanto: rivelano spontanee e sicure doti di pittore… »
(Berenson, 1958)

GIACOMO BALLA

Bisogna approfittare di ogni occasione per studiare le opere di Giacomo Balla (1871-1958).
La sua produzione artistica rappresenta, infatti, l’evoluzione completa della pittura e diciamo di tutta la cultura italiana del Novecento.
All’inizio si concentrò sulla tecnica divisionista, della quale può essere considerato un maestro indiscusso oltre che originale, poi aderì anima e corpo al futurismo.
Fu tra gli artisti preferiti dal Duce.
Il suo bisogno di novità lo spinse, nel 1937, ad abbandonare anche il futurismo per sviluppare un suo personale discorso figurativo. La sua scelta lo mise al di fuori della cultura ufficiale, ma nel dopoguerra venne ampiamente rivalutato, nonostante il ‘marchio’ fascista che pesava come un macigno.
Col passare del tempo, direi che il valore universale della sua arte è stato sempre più riconosciuto. Oggi è considerato unanimemente come uno dei grandi della pittura italiana del XX secolo.
Fino al 26 marzo alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna.
Affrettarsi!

GEORG BASELITZ

Georg Baselitz (1938) è stato riconosciuto come uno dei più importanti ed originali artisti della seconda metà del Novecento.
Neo-espressionista o post-moderno che sia, ha interpretato a modo suo l’evoluzione dell’arte moderna.
La mostra raccoglie la quasi totalità degli ‘EROI’ che l’artista dipinse verso la metà degli anni ’60:
“Sono combattenti, partigiani, vittime della guerra, nei quali la figura dell’eroe, in un’accezione esclusivamente maschile, perde l’immagine positiva – legata alla retorica bellica o alla propaganda postbellica o all’individualismo della cultura germanica –  per mostrare fragilità, precarietà, contraddittorietà, persino fallimento. Colossi in uniformi lacere, si stagliano, frontali, su uno sfondo di macerie, feriti e vulnerabili. Il loro aspetto è marziale, ma emanano una delicatezza sorprendente.” 
Dal 4 marzo al 18 giugno al Palazzo delle Esposizioni.

EDWARD HOPPER

Edward Hopper (1882-1967) è considerato uno dei più grandi artisti americani del Novecento.
Dotato di una solida formazione artistica accademica, viaggiò in Europa a partire dal 1906 e potè in questo modo conoscere direttamente sia la pittura impressionista, sia le grandi ‘avanguardie’ del Novecento.
L’influenza spirituale della tradizione impressionista risultò decisiva nell’evoluzione della sua arte.
Legato alla tendenza realistica e figurativa, Hopper ha saputo rappresentare in modo originalissimo le inquietudini e la solitudine dell’uomo contemporaneo.
Al Complesso del Vittoriano fino al 12 febbraio.

http://www.ilvittoriano.com/mostra-hopper-roma.html