JHERONIMUS BOSCH

Dopo un accurato restauro sono state alcuni mesi fa presentate a Venezia due importanti opere del pittore olandese Jheronimus Bosch (1453-1516): il Trittico di Santa Liberata e le Visioni dell’Aldilà. Una dimostrazione ulteriore della perenne attualità di questo artista, del quale è il caso di parlare per cercare di capire il significato della sua opera.
Bosch è stato senza ombra di dubbio uno dei più visionari ed originali artisti di tutti i tempi, al punto che della sua opera sono state date interpretazioni molto divergenti, basate anche sulla psicoanalisi.
Leggiamo due interessanti giudizi critici che troviamo in wikipedia:
“La caratteristica veramente sconcertante della pittura di Bosch è che, nonostante tutta la profusione di realismo, quasi fin dall’inizio esso si sforza di esprimere l’immateriale. »
(Hieronimus Bosch di A. Linfert (1959))
« Bosch evoca un male immateriale, un principio di ordine spirituale che deforma la materia, un dinamismo che agisce in senso contrario a quello della natura. »
(Jérome Bosch di L. van de Bossche (1944))

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Hieronymus_Bosch

Bosch è stato certamente un pittore realista, in questo pienamente inserito nella tradizione artistica della sua terra (che allora si trovava sotto la dominazione asburgica). Nello stesso tempo, però, il suo realismo, molto attento alla descrizione minuziosa dei particolari, si esprimeva con un linguaggio figurativo estremamente stilizzato, al punto da rappresentare una sorta di caricatura dell’umanità.
Si tratta, in effetti, di un’interpretazione molto personale dello stile comunemente chiamato ‘gotico internazionale’, che continuava ad essere apprezzato mentre in Italia si era ormai affermato lo stile nuovo del Rinascimento.
In verità Bosch non intendeva rappresentare la realtà in senso puramente ‘oggettivo’. Anticipando di secoli Van Gogh e l’espressionismo, egli intendeva mostrare la verità nascosta, il dramma spirituale dell’uomo in perenne conflitto con la tentazione del peccato.