Innanzitutto, il Corano non è un testo filosofico. È un testo religioso e come tale viene letto ed “interpretato” da più di un miliardo di fedeli in tutto il mondo, totalmente indifferenti rispetto alle “contestualizzazioni” e alle regole dell’ermeneutica. Il concetto stesso di contestualizzazione è estraneo alla “mentalità religiosa”, che sente e vive il testo sacro come qualcosa di assoluto e quindi di “metastorico”.
A questo si deve aggiungere che la religione islamica non si basa soltanto sul Corano. Nessuna religione si è mai basata soltanto su un testo sacro. Nel caso specifico dell’Islam, dobbiamo tener presente che accanto al Corano sussiste la “tradizione”, costituita essenzialmente dai detti e dai fatti del Profeta Muhammad. Si tratta dei cosiddetti “ahadith” che sono stati tramandati dopo la morte del Profeta. Mi risulta che esistono milioni di ahadith….
Infine, dobbiamo tener presente che la tradizione religiosa islamica non è univoca. La stragrande maggioranza dei musulmani segue la regola “sunnita”, ma circa il 15 per cento è di osservanza “sciita”. Il contrasto fra i due gruppi è antico e violentissimo. Ci sono poi molti altri gruppi che possiamo per comodità definire “eterodossi”.
Conclusione: è lodevole e meritorio cercare di contrastare il terrorismo islamico fondamentalista attraverso l’ermeneutica moderna applicata al Corano, ma è un po’ come pretendere di svuotare il mare con un cucchiaio e un secchiello.