Che cosa vuol dire esattamente arte naïf?
Ci viene in aiuto l’enciclopedia wikipedia:
‘Per arte naïf (dal francese naïf , ossia “ingenuo”) s’intende un certo tipo di produzione artistica priva di legami con la realtà culturale e accademica della società in cui è prodotta’ (it.m.wikipedia.org/wiki/).
La definizione essenziale ci serve a collocare concettualmente la produzione di Antonio Ligabue (1899-1965), anche se ovviamente non è sufficiente per capire il valore specifico di questo grande artista isolato.
La vita di Antonio Ligabue fu travagliata da frequenti crisi nervose (con conseguenti ricoveri in manicomio), sicuramente dovute in gran parte ad un’infanzia difficile (era figlio di padre ignoto).
Iniziò a dipingere negli anni ’20, ma soltanto negli anni ’50 la sua arte ottenne riconoscimenti importanti.
Ligabue è noto soprattutto come pittore di animali. Dipingendo gli animali con colori violenti e pennellate grossolane (non aveva ricevuto alcuna formazione accademica), riusciva ad esprimere ed a sublimare tutta l’aggressività che sentiva dentro nei confronti di un mondo che era stato duro con lui fin dall’infanzia. Infatti del mondo animale metteva in rilievo soprattutto l’aggressività e la forza selvaggia.
Diceva di sapere come gli animali erano veramente fatti ‘dentro’ e questo modo di dipingere gli permetteva di mostrarlo.
Per questo la sua arte si pone in modo evidente nella tendenza ‘espressionista’.
Al Complesso del Vittoriano fino all’8 gennaio.