5 agosto 2017
LA CRISI VENEZUELANA E I VECCHI SISTEMI IDEOLOGICI MANICHEI
Gianni Minà sostiene che dietro la crisi venezuelana stanno gli USA, che vogliono la fine del ‘chavismo’ e finanziano le opposizioni per accaparrarsi il petrolio dell’Orinoco.
Quindi non si tratta di una lotta per la democrazia da parte di un popolo attanagliato dalla crisi e stufo di un sistema politico-ideologico che ha fatto il suo tempo e mostra tutte le sue debolezze intrinseche, ma di una messa in scena per porre fine a un regime scomodo con l’appoggio di un fronte d’opposizione bieco e per di più prezzolato.
Quindi non si tratta di una lotta per la democrazia da parte di un popolo attanagliato dalla crisi e stufo di un sistema politico-ideologico che ha fatto il suo tempo e mostra tutte le sue debolezze intrinseche, ma di una messa in scena per porre fine a un regime scomodo con l’appoggio di un fronte d’opposizione bieco e per di più prezzolato.
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-gianni_min_il_problema_non__maduro_il_problema__il_petrolio_del_venezuela_che_gli_usa_vogliono/6_21103/
Forse la realtà è un po’ più complessa del classico schema ideologico antiamericano.
In primis, dobbiamo tenere presente che la riserva petrolifera del Venezuela è sicuramente immensa, ma non priva di gravi difetti. Il petrolio venezuelano ha una serie di caratteristiche “che lo rendono difficile da estrarre e – una volta estratto – impossibile da trasportare attraverso un oleodotto. Per agevolarne la commercializzazione bisogna diluirlo con greggi più leggeri o prodotti raffinati (di solito nafta) o comunque sottoporlo a lavorazioni in impianti di trattamento che lo trasformino insyncrude, petrolio sintetico: processi che aggiungono ulteriori costi a quelli legati all’estrazione….”
http://www.treccani.it/enciclopedia/il-petrolio-extrapesante-del-venezuela_%28Atlante-Geopolitico%29/
Infatti il Venezuela importa petrolio greggio dagli Stati Uniti per mischiarlo con il proprio. Un’importazione molto conveniente, soprattutto per la vicinanza geografica, che costituisce un preziosissimo supporto economico.
Inoltre, non dobbiamo trascurare quello che è stato il più grave errore politico di Chavez e del suo successore Maduro: il fatto di aver basato lo sviluppo del Paese quasi esclusivamente sul petrolio. Un errore che si è rivelato fatale quando il prezzo del greggio è crollato. In sostanza, Chavez aveva cercato di forzare le leggi dell’economia pur di attuare il suo progetto politico. Ma certe forzature ideologiche prima o poi si pagano, come si è già visto nella Russia sovietica.
Ma come in pratica è stata gestita la produzione petrolifera?
“Il paese è sull’orlo del collasso economico, in gran parte proprio a causa della gestione disastrosa delle sue risorse petrolifere, da cui deriva il 97% delle entrate statali, e la sua produzione petrolifera – che nel 2005 aveva raggiunto un picco di 3,6 milioni di barili al giorno – invece di aumentare diminuisce: oggi arriva a malapena a 2,3 milioni di barili al giorno (anche se Caracas sostiene di estrarre intorno a 3 milioni di barili al giorno).”
http://www.treccani.it/enciclopedia/il-petrolio-extrapesante-del-venezuela_%28Atlante-Geopolitico%29/
Gianni Minà si basa evidentemente su uno schema ideologico manicheo e non tiene conto di una serie di elementi, pur di attribuire, come sempre, tutta la colpa al Grande Orco statunitense.
Forse la realtà è un po’ più complessa del classico schema ideologico antiamericano.
In primis, dobbiamo tenere presente che la riserva petrolifera del Venezuela è sicuramente immensa, ma non priva di gravi difetti. Il petrolio venezuelano ha una serie di caratteristiche “che lo rendono difficile da estrarre e – una volta estratto – impossibile da trasportare attraverso un oleodotto. Per agevolarne la commercializzazione bisogna diluirlo con greggi più leggeri o prodotti raffinati (di solito nafta) o comunque sottoporlo a lavorazioni in impianti di trattamento che lo trasformino insyncrude, petrolio sintetico: processi che aggiungono ulteriori costi a quelli legati all’estrazione….”
http://www.treccani.it/enciclopedia/il-petrolio-extrapesante-del-venezuela_%28Atlante-Geopolitico%29/
Infatti il Venezuela importa petrolio greggio dagli Stati Uniti per mischiarlo con il proprio. Un’importazione molto conveniente, soprattutto per la vicinanza geografica, che costituisce un preziosissimo supporto economico.
Inoltre, non dobbiamo trascurare quello che è stato il più grave errore politico di Chavez e del suo successore Maduro: il fatto di aver basato lo sviluppo del Paese quasi esclusivamente sul petrolio. Un errore che si è rivelato fatale quando il prezzo del greggio è crollato. In sostanza, Chavez aveva cercato di forzare le leggi dell’economia pur di attuare il suo progetto politico. Ma certe forzature ideologiche prima o poi si pagano, come si è già visto nella Russia sovietica.
Ma come in pratica è stata gestita la produzione petrolifera?
“Il paese è sull’orlo del collasso economico, in gran parte proprio a causa della gestione disastrosa delle sue risorse petrolifere, da cui deriva il 97% delle entrate statali, e la sua produzione petrolifera – che nel 2005 aveva raggiunto un picco di 3,6 milioni di barili al giorno – invece di aumentare diminuisce: oggi arriva a malapena a 2,3 milioni di barili al giorno (anche se Caracas sostiene di estrarre intorno a 3 milioni di barili al giorno).”
http://www.treccani.it/enciclopedia/il-petrolio-extrapesante-del-venezuela_%28Atlante-Geopolitico%29/
Gianni Minà si basa evidentemente su uno schema ideologico manicheo e non tiene conto di una serie di elementi, pur di attribuire, come sempre, tutta la colpa al Grande Orco statunitense.