La realizzazione dell’Ufficio Postale di Piazza Bologna, come quelli di Via Marmorata e di Via Taranto, negli anni ’30, rientra nel quadro del decentramento dei servizi voluto dal regime fascista. Il progetto, in seguito ad un concorso, viene affidato a Mario Ridolfi (1933). Il quadro di riferimento progettuale è chiaramente il “razionalismo italiano”. In senso stretto, razionalismo significa adozione di una forma il più possibile funzionale rispetto allo scopo, che è in sostanza l’utilità sociale. Ma è ovvio che questo schema concettuale di base può essere interpretato in tanti modi diversi.
La forma dell’edificio, apparentemente semplice, è in realtà piuttosto complessa. Notiamo subito che alle estremità laterali non abbiamo spigoli, bensì forme arrotondate che mi fanno pensare alle torri semicilndriche che troviamo nelle porte delle Mura Aureliane. La concavità della parte centrale del prospetto, corrispondente all’entrata, è un chiaro riferimento alle forme borrominiane. Insomma, Mario Ridolfi ha saputo conciliare in modo ammirevole l’esigenza razionalista con la tradizione romana. Il suo edificio postale, al quale ha collaborato anche Mario Fagiolo, “unisce una forte connotazione morfologica a una spiccata valenza urbana.” (Guida Rossa del Touring, ed. 2004, p. 774).
Per approfondire:
https://www.artwave.it/architettura/buildings/roma-razionalista-e-i-palazzi-delle-poste-parte-ii/
http://www.archidiap.com/opera/ufficio-postale-in-piazza-bologna/
https://it.wikipedia.org/wiki/Edificio_postale_di_Roma_(piazza_Bologna)
Bibliografia di base:
François Nizet, 17 itinerari a Roma, ed. Calderini
Guida Rossa del Touring, ed. 2004
Claudio Rendina, La Grande Guida dei Monumenti di Roma, ed. Newton Compton
(Foto di Pietro Massolo)







