STAZIONE TERMINI

L’area della Stazione Termini ha una grande importanza sul piano urbanistico, storico-culturale e archeologico.
Il nome deriva dalle vicine Terme di Diocleziano.
La prima stazione di Termini venne iniziata negli anni ’60 dell’Ottocento, quindi i responsabili non furono i soliti ‘piemontesi’, anche se i lavori furono completati solo nel 1874.
La scelta di quest’area fu dovuta principalmente a interessi immobiliari di tipo speculativo. In effetti, comportò tra l’altro la distruzione della famosa Villa Peretti-Montalto. Insomma un vero scempio. Come si fa a costruire una stazione all’interno delle Mura Serviane sul Colle Esquilino, cioè invadendo una zona archeologica di primaria importanza? Basti pensare al fatto che proprio qui è ancora visibile e quasi integro il più lungo pezzo di Mura Serviane conservato. Lo si può notare sul lato sinistro della fronte. Al di sotto del piano stradale, nei pressi di un fast-food, troviamo addirittura il muro di ‘controscarpa’ connesso per esigenze difensive alla parte visibile fuori. Eccezionale! Per fortuna è stato conservato, con tanto di pannello esplicativo.
Uno scempio anche dal punto di vista urbanistico, visto che grazie a quest’idea malsana la città risulta ancora oggi spezzata in due dai binari. Pensate al traffico caotico di Porta Maggiore e potete capire cosa sto dicendo.
Negli anni Trenta, cioè nel periodo fascista, si decise addirittura di ingrandirla e di ristrutturarla. Vennero allora realizzate, su disegno di Angiolo Mazzoni, le fiancate che si possono vedere bene a Via Giolitti e a Via Marsala, secondo uno stile a metà fra il razionalismo e il monumentalismo. Da notare le grandi arcate, un evidente richiamo alla romanità.
L’attuale edificio principale, detto ‘di testata’, venne inaugurato nel 1950. Di questo edificio, realizzato da un gruppo di architetti tra cui dobbiamo menzionare almeno Annibale Vitellozzi, l’elemento più notevole è la famosa pensilina detta ‘il dinosauro’. Si tratta di un capolavoro assoluto dell’architettura moderna in termini sia estetici che tecnico-costruttivi. Lungo la pensilina corre un bassorilievo realizzato nel 1954 dall’artista ungherese Amerigo Tot.
Possiamo notare, guardando soprattutto dalla parte di Via Giolitti, la grande differenza tra lo stile fascista delle fiancate e quello decisamente più ‘moderno’ dell’edificio di testata.

PIAZZA MANFREDO FANTI-MURA SERVIANE E ACQUARIO ROMANO

Si tratta di un luogo davvero fantastico, a poca distanza dalla Stazione Termini (anch’essa ricca di sorprese)! All’interno di un giardino tenuto molto bene possiamo trovare una miscela benefica di architettura umbertina, archeologia, pace e relax.

MURA SERVIANE

A parte la cosiddetta “Roma quadrata” di Romolo, la cinta muraria più antica di Roma, costruita in blocchi dI tufo “cappellaccio”, risale al VI secolo a. C. e trae il nome dal suo costruttore, Servio Tullio, sesto e penultimo Re di Roma. Tuttavia, la stragrande maggioranza dei resti delle “Mura Serviane” risale alla prima metà del IV a. C. ed utilizza il tufo di Grotta Oscura, ottenuto dopo la sconfitta di Veio e la conquista del suo territorio. In Piazza Manfredo Fanti possiamo vedere alcune parti del cosiddetto “Aggere Tulliano”, il tratto più fortificato, lungo 1300 metri, che proteggeva, non a caso, il lato più debole perché interamente pianeggiante della città. La struttura dell’Aggere era piuttosto complessa: davanti al muro c’era un fossato largo circa 36 metri e profondo 17. Dopo il muro alto circa 10 metri, del quale si può vedere un pezzo a sinistra del prospetto della Stazione, era stato innalzato un terrapieno, sostenuto da un muro di “controscarpa” (un pezzo è visibile nel sotterraneo della Stazione, all’interno dell’area del fast-food; sulle “sorprese” della Stazione Termini: https://www.youtube.com/watch?v=nwcdwPatyVI&t=11s ). Il tratto visibile in Piazza Fanti è fatto in tufo di Grotta Oscura ed è lungo 23 metri. Ad esso si addossano muri in opus reticulatum pertinenti ad una costruzione del I secolo a.C., un periodo nel quale ovviamente le Mura Serviane non avevano più alcuna funzione difensiva.

ACQUARIO ROMANO

All’ittiologo comasco Pietro Garganico, giunto nella nuova Capitale negli anni ’80 dell’Ottocento, si deve l’idea di costruire a Roma un acquario scientifico con annesso uno stabilimento di piscicultura.
La sua idea coincideva con gli indirizzi di Quintino Sella, il quale voleva caratterizzare Roma anche come centro della scienza. La delibera apposita del Consiglio Comunale del 1882 concesse a Garganico un’ampia area dell’Esquilino, a poca distanza dalla Stazione Termini.

Tra il 1986 e il 1990 un intervento di restauro, condotto su progetto di V. De Feo e S. Stucchi dalla Edilizia Monumentale e dalla Sovrintendenza Comunale, ha consentito il recupero complessivo dell’architettura e delle decorazioni. Dalla sua riapertura al pubblico, nel 1993, l’Acquario Romano ha ospitato numerose manifestazioni espositive e di spettacolo.

Nel 2003 l’edificio è diventato “Casa dell’Architettura” e come tale è stato utilizzato per esposizioni e manifestazioni sui temi dell’architettura contemporanea, sotto la gestione dell’Ordine degli Architetti di Roma.

L’edificio è composto da due elementi: un corpo cilindrico a base ellittica e un avancorpo con arco a nicchione a cui si accede mediante due rampe di scale. Molto bella la decorazone della facciata. Leggiamo la descrizione contenuta nel sito ufficiale: “Ai lati del nicchione ci sono due edicole ornate con sculture in stucco trattato a finto bronzo raffiguranti  La Pesca a destra e La Navigazione a sinistra; le edicole sono sormontate da due tondi a rilievo, inquadrati da due cariatidi. La cornice di coronamento ha un fregio con due delfini e tridente. A coronamento dell’attico un gruppo in malta raffigurante il carro di Venere trainato da un tritone e una naiade.” ( https://acquarioromano.it/storia.html ). L’Acquario è molto bello anche all’interno. La sala centrale, molto vasta, è scandita da un doppio ordine di colonne corinzie in ghisa (rivoluzione industriale!) è riccamente decorata. Le colonne sostengono la galleria superiore e il soffitto, che fu rifatto nel 1930. Una fila di semicolonne corinzie e paraste si sviluppa lungo i muri perimetrali, nei quali erano ricavati gli spazi per le vasche, oggi murati. Molto ineressanti sono le “specchiature” che sormontano le ex-vasche, dipinte da Silvestro Silvestri (1859-dopo il 1920), che raffigurano scene acquatiche con bimbi asessuati, eroti, fauni, ninfe e baccanti. Tutta la decorazione si basa sul tema dell’acqua, compreso il mosaico pavimentale.

Sitografia:

https://acquarioromano.it/

https://www.romasegreta.it/esquilino/piazza-manfredo-fanti.html

Bibliografia:

Nicoletta Cardano, Guida all’Acquario Romano, ed. Quasar di Severino Tognon (disponibile a richiesta sul posto)

Resti di Mura Serviane

ACQUARIO ROMANO

Per vedere altre immagini dell’Acquario Romano: https://massolopedia.it/acquario-romano/

(Foto di Pietro Massolo)