S. STEFANO ROTONDO

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SCHEMA STORICO

PREESISTENZE: Castra peregrina, mitreo-

468-483: consacrazione da parte di papa Simplicio-

VI secolo: interventi decorativi-

VII SECOLO: traslazione dalla Via Nomentana delle reliquie dei Martiri Primo e Feliciano-

INTERVENTO DI INNOCENZO II (1139-1143):

Portico

Chiusura arcate dell’anello intermedio e definitivo abbandono dell’ambulacro esterno

Tramezzo di sostegno del tetto

Ooculi circolari

METÀ DEL ‘400:

Niccolò V affida a Bernardo Rossellino un consolidamento generale-Aspetto negativo: perdita definitiva dell’impianto decorativo interno-

1583: GREGORIO XIII affida la chiesa al PONTIFICIO COLLEGIO GERMANICO-UNGARICO:

Recinto attorno all’altare con lo stemma di Gregorio XIII Boncompagni-

I grandi affreschi “martirologici” dei manieristi “Pomarancio” (Niccolò Circignani), Matteo da Siena, Antonio Tempesta e altri-

1613 TABERNACOLO BAROCCO posto sull’altare (spostato nell’attuale posizione durante la II Guerra Mondiale)-

Foto e testo di Pietro Massolo

Bibliografia:

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SAN PANCRAZIO

La chiesa dedicata al Martire di origine frigia Pancrazio si trova sul Gianicolo, a poca distanza dalla Porta omonima, ed è una delle “basiliche minori” di Roma.
Stando al Liber Pontificalis, fu fondata tra la fine del V e l’inizio del VI secolo da papa Simmaco (498-514) nel luogo del martirio del Santo, avvenuto durante la persecuzione di Diocleziano. Può essere quindi considerata “paleocristiana” a pieno titolo, sebbene questo termine sia spesso causa di una certa confusione sul piano cronologico e stilistico. Infatti, c’è una notevole differenza tra il paleocristiano delle catacombe (molto simile al coevo linguaggio “compendiario” pagano), lo stile detto tardo-antico  (molto vario), e le tendenze che si sono affermate dopo la caduta dell’Impero Romano.
La diffusione rapida del culto portò al cambiamento del nome dell’antica Porta Aurelia, che infatti oggi, dopo varie vicende, prende ancora il suo nome da Pancrazio.
Durante il pontificato di Onorio I (625-638) la chiesa fu completamente ricostruita. Quindi la sua riedificazione risale alla stessa epoca della chiesa dedicata a Sant’Agnese. In entrambi i casi, si tratta di chiese “cimiteriali”, volute da Onorio per favorire e promuovere il culto dei Santi. Proprio a questo scopo venne creata una cripta semianulare.
La basilica, secondo la tradizione, è sorta esattamente sopra il sepolcro di Pancrazio, all’interno di un’area cimiteriale piuttosto importante dal punto di vista archeologico. Nella parte visitabile della “catacomba” possiamo vedere interessanti affreschi e il cubicolo in cui venne sepolta Santa Sofia. Particolarmente significativo è il “cubicolo di Botrys”: qui troviamo un’iscrizione in greco in cui viene usato il termine “christianos”, fatto rarissimo nelle catacombe.
Nonostante i vari rifacimenti, fra cui dobbiamo menzionare quello seicentesco (che ripristinò la forma basilicale da secoli perduta, sostituendo però le colonne con dei pilastri), questo tempio ha mantenuto la struttura risalente, secondo il Krautheimer, ad un periodo compreso fra l’XI e il XIII secolo.
Nonostante vari rifacimenti, danneggiamenti e radicali restauri, è ancora possibile vedere bene in alcuni punti la muratura in “opus listatum” della ricostruzione onoriana.
All’interno della basilica, in fondo alla navata sinistra, possiamo ammirare un’opera di Palma il Giovane firmata e datata 1615, che rappresenta la “transverberazione” di Santa Teresa. Inevitabile il confronto con la molto più famosa Estasi di Santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini. Si tratta, ovviamente, di un confronto non  tra pittura e scultura (che non avrebbe molto senso), bensì tra lo stile manierista romano-veneto di Palma e il barocco sfrenato del Bernini.
Gli affreschi della tribuna, che raffigurano San Pancrazio e altri Santi, sono stati attribuiti al pittore manierista Antonio Tempesta.
Pregevole è anche il soffitto ligneo cassettonato, con al centro la rappresentazione del Santo, risalente ai restauri commissionati dai cardinali De Torres a partire dal 1609.
Molto importanti sono anche i resti degli amboni del XIII secolo distrutti durante l’occupazione francese del 1798. Altri danni furono causati dalla battaglia per la difesa della Repubblica Romana nel 1849.
Da notare anche un museo molto piccolo, ma estremamente interessante, in cui sono raccolti materiali provenienti dagli scavi effettuati nell’area cimiteriale.

Per approfondire (a parte la sempre fondamentale “Guida Rossa” del Touring e il libro di Rendina dedicato alle Chiese di Roma): Burragato-Palumbo, Sulle orme di San Pancrazio martire romano, Ed. OCD

Sitografia:
https://www.sanpancrazio.org/monumenti/basilica/ricognizione-architettonica
https://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_San_Pancrazio
http://passeggiateperroma.blogspot.it/2013/05/la-basilica-di-san-pancrazio.html

http://www.romasotterranea.it/catacombe-di-s–pancrazio.html

 

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